Mulini in Umbria
<p style="-webkit-text-stroke-width:0px;color:rgb(0, 0, 0);font-family:Englebert, "Averia Sans Libre", "Noto Sans";font-size:19.6px;font-style:normal;font-variant-caps:normal;font-variant-ligatures:normal;font-weight:400;letter-spacing:normal;margin:1.5em 0px;orphans:2;text-align:start;text-decoration-color:initial;text-decoration-style:initial;text-decoration-thickness:initial;text-indent:0px;text-transform:none;white-space:normal;widows:2;word-spacing:0px;">La ricchezza d'acqua dell'Umbria è stata ampiamente sfruttata come fonte d'energia per i numerosissimi mulini e per l'industria urbana. Il più vecchio mulino dell'Umbria e forse dell'Italia centrale è il mulino ad acqua, sito nelle ultime propaggini del territorio del comune di Gubbio, a Morena, quasi al confine con il comune di Pietralunga ed in prossimità delle Marche.<br>In Umbria non sono mancati alcuni esempi di molini a vento, come quei due perduti nei boschi tra Calvi e Narni, o quelli che utilizzano l'intera potenza dell'acqua dei fiumi, con pale orizzontali piazzate al centro della corrente. Ne esiste tuttora uno in funzione sul Chiascio, sotto Torgiano ed è forse l'unico che produce e vende la vera farina integrale, dal momento che questa può essere prodotta solo da macine in pietra, cioè dal cosiddetto "molino a palmenti". Nella maggior parte dei casi in Umbria si è trattato però di mulini con "l'accolta", ovvero dotati di un bacino artificiale a monte dell'edificio; una vasca dove l'acqua veniva raccolta, imbrigliata e fatta esplodere, a volontà del mugnaio, con tutta la forza del suo dislivello, contro il cosiddetto "ritrecine", una sorta di grande turbina in legno, alta più di due metri, i cui diciotto cucchiaioni sospingevano la macina dal peso di 4/5 quintali. Questa a sua volta, era gravata anche dall'attrito del grano.<footnotes data-text="<p>Regione dell'Umbria. <em>Progettazione generale per la valorizzazione del patrimonio ambientale, storico, archeologico e turistico del territorio umbro contermine all'asta del Tevere. Quadro diagnostico speditivo</em>. Perugia. 2004. p.261</p>" data-value=""> </footnotes><br> </p>