"matronèo: Loggiato interno, tipico delle basiliche paleocristiane, ma presente anche in chiese di epoche successive, che si apre lungo le pareti della navata centrale e si svolge al disopra delle navate minori, anticamente riservato alle donne. Nell’architettura romanica e gotica, con l’adozione delle coperture a volta, il matroneo è usato come elemento strutturale di controspinta nei confronti della volta della navata centrale1.
“Matroneo” Vocabolario Treccani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Accesso nel mese di aprile 2026. https://www.treccani.it/vocabolario/matroneo/
Nartèce
"nartece: In architettura, parte della basilica paleocristiana e bizantina riservata ai catecumeni e ai penitenti: è costituita da un vestibolo per lo più addossato all’esterno della facciata (più raramente ricavato all’interno di essa), che dal punto di vista architettonico può consistere in un colonnato aperto o in un semplice triforio fiancheggiato da pareti piene; nelle chiese occidentali medievali e moderne, il vestibolo antistante la facciata si indica piuttosto con il nome di pronao o con quello più generico di atrio."1
La basilica di Sant’Eufemia, oggi parte del percorso del Museo Diocesano di Spoleto, sorge all’interno del recinto del palazzo arcivescovile, lungo la centrale via Saffi. L’area era in origine occupata dal palazzo dei duchi longobardi e la chiesa stessa, secondo la tradizione, fu eretta tra il 601 e il 653 per volontà del duca Teodelapio, come cappella del complesso ducale.
Nel X secolo l’edificio fu ristrutturato e annesso a un monastero femminile benedettino fondato dalla badessa Gunderada, che intorno al 980 dispose la traslazione nella chiesa del corpo del vescovo Giovanni, martirizzato durante le incursioni gotiche. La disposizione degli spazi suggerisce che il cortile attuale si trovasse allora all’esterno della clausura, permettendo l’accesso alla chiesa anche ai fedeli non appartenenti alla comunità monastica.
La ricostruzione in forme romaniche avvenne nella prima metà del XII secolo, quando la chiesa assunse l’aspetto che in larga parte conserva ancora oggi, caratterizzato dall’incontro tra la tradizione costruttiva spoletina e l’esperienza architettonica lombarda. Un affresco conservato nel palazzo arcivescovile documenta l’aspetto del complesso nel XIV secolo, con la basilica affacciata sulla corte maggiore.
Nel Quattrocento l’edificio assunse la dedicazione a Santa Lucia e venne realizzato il trittico destinato all’altare maggiore, oggi conservato nel Museo Diocesano. Dopo il terremoto del 1571, la chiesa subì trasformazioni che ne alterarono profondamente l’assetto: fu inserito un solaio che divise l’interno in due livelli, con la parte superiore inglobata nel palazzo vescovile e quella inferiore riservata al culto. Questa situazione rimase invariata fino al 1907, quando un ampio intervento di restauro, concluso nel 1954, riportò alla luce la spazialità romanica originaria, eliminando i passaggi laterali verso il palazzo, il solaio barocco e gli stucchi sovrapposti.
Un ulteriore intervento di consolidamento è stato eseguito nel 2015, a seguito del deterioramento delle strutture del tetto causato da infiltrazioni d’acqua.
Architettonicamente la chiesa presenta una facciata, sobria e compatta, un corpo centrale sopraelevato, un portale a più rincassi e una bifora affiancata da monofore. Sul retro si distinguono le tre absidi in stile lombardo, scandite da lesene e archetti pensili che proseguono lungo i fianchi dell’edificio.
L’interno è articolato in tre navate concluse da absidi, separate da colonne e pilastri compositi realizzati anche con materiali di reimpiego provenienti da edifici classici e altomedievali. Tra gli elementi più notevoli si trova un pilastro scolpito su tre lati con motivi geometrici e fitomorfi, probabilmente parte di una trabeazione altomedievale.
La basilica è celebre per la presenza delle gallerie superiori percorribili, tradizionalmente definite , caso unico in Umbria. La loro origine è stata messa in relazione con la funzione primitiva della chiesa come cappella palatina, ispirata al modello di Aquisgrana. Il , collocato nella prima campata, permette la comunicazione diretta tra le due gallerie, secondo uno schema che richiama quello della chiesa veronese di San Lorenzo, documentata nel XII secolo.
Il presbiterio ospita l’altare marmoreo romanico proveniente dalla cattedrale, ornato da un paliotto del XIII secolo con motivi cosmateschi e cinque bassorilievi raffiguranti l’Agnus Dei e i simboli degli Evangelisti. Della decorazione pittorica medievale restano solo frammenti, tra cui una rara immagine di Sant’Apollonia attribuita a Bartolomeo da Miranda e un affresco con Santa Lucia datato 1455, testimonianza del periodo in cui la chiesa assunse temporaneamente la dedicazione alla santa. Nel semicatino dell’abside principale si conserva inoltre la raffigurazione dell’Eterno tra cherubini, risalente alla fine del XV secolo.
Il percorso del Museo Diocesano consente di accedere al piano superiore della basilica attraverso la cosiddetta “cappella del Cardinale”, mentre il livello inferiore è raggiungibile direttamente dal portale principale. Le gallerie superiori permettono inoltre di osservare da vicino la struttura romanica e il campanile, impostato sulla navata sinistra e accessibile tramite una botola1.
Mancini, E., Museo diocesano e Basilica di Sant'Eufemia. Musei in Umbria. Spoleto. Pubblicazione della Regione Umbria - Assessorato Beni e attività culturali. Assisi: Tipolito Properzio. 2008. Sperandio, B., Chiese romaniche in Umbria. Perugia: Quattroemme. 2001. pp.113-115 Chiesa di Sant′Eufemia <Spoleto>. Chiese Italiane. Conferenza Episcopale Italiana, Data creazione: 19/10/2011, ultima modifica: 21/12/2018, https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=80803 Visitato nel mese di aprile 2026. Open Data Regione Umbria https://dati.regione.umbria.it/