Museo della Canapa

Il Museo della Canapa è ospitato nel palazzo comunale cinquecentesco di Sant’Anatolia di Narco e rappresenta uno dei poli dell’Ecomuseo della Valnerina. La sua identità ruota attorno alla ricostruzione di un sapere tecnico e domestico che per secoli ha accompagnato la vita delle comunità locali: la coltivazione della canapa e la sua trasformazione in fibre, filati e tessuti.

Gli spazi espositivi illustrano l’intero ciclo produttivo, dalle prime fasi agricole fino alla preparazione del filo. Sono documentate la coltivazione, la macerazione, l’essiccazione, la gramolatura e la cardatura, mostrando come da una pianta si ottenesse una fibra resistente e versatile, destinata a un uso quotidiano diffuso. La tessitura, praticata soprattutto in ambito familiare, era considerata un’attività complementare ai lavori agricoli e serviva a produrre la biancheria necessaria alla casa e al corredo.

Accanto alla sezione storica è presente un laboratorio dotato di telai manuali moderni. Questo spazio è pensato come luogo di apprendimento e sperimentazione: permette di avvicinarsi alle tecniche tradizionali e di comprenderne la logica attraverso la pratica diretta. L’obiettivo è mantenere vivo un patrimonio di abilità manuali che, pur appartenendo al passato, conserva un potenziale dialogo con la tessitura contemporanea.

Il museo conserva una raccolta di manufatti che documentano la produzione domestica tra Ottocento e Novecento, con particolare attenzione ai tessuti della Valnerina. Le tipologie principali comprendono:

  • panni bianchi in canapa, lino o cotone, destinati a lenzuola, tovaglie, canovacci, fasce per neonati, sacchi e sacconi utilizzati come materassi;
  • tessuti colorati a quadretti o righe, con ordito in canapa o cotone e trama in lana, conosciuti localmente come *quadriè*;
  • coperte matrimoniali in fibre miste, spesso decorate con motivi geometrici o floreali ottenuti tramite trame lanciate.

Le coperte in canapa e lana, caratterizzate da disegni a blocchi, sono considerate tra gli esempi più rappresentativi della tessitura popolare e vengono comunemente identificate come “paesani” o “domestici”. La loro realizzazione era spesso legata a dinamiche di collaborazione femminile: chi le commissionava poteva affiancare la tessitrice svolgendo lavori più semplici, ottenendo così una riduzione del costo finale.1.

Fonti e note

  1. 1

    Comune di Spoleto, Comune di Sant’Anatolia di Narco, Regione Umbria, Musei che hanno stoffa. Le collezioni tessili nei musei dell’Umbria, Perugia, 2012, pp.16-17

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