L’abbazia di San Pietro Aquaeortus si trova presso la località di San Pietro Acquaeortus. L’insediamento, di origine monastica benedettina maschile, sorse in area extraurbana, lungo la via che collega Allerona a Fabro, all’interno dell’Alto Orvietano. L’edificio fu eretto ai margini di un bosco, a breve distanza dal fosso Bussetaccio, affluente del torrente Chiani.
La presenza del monastero è attestata intorno all’anno Mille, epoca in cui esso rientrava nella giurisdizione dei Farolfingi, conti di Chiusi e di Orvieto. Il documento più antico che menzioni l’abbazia è datato 1118: in esso il conte Rinaldo di Chiusi cedette all’abate Guglielmo i diritti sul complesso. Nel corso dei secoli l’abbazia fu citata con diverse denominazioni: Monasterium Sancti Petri Aquetorte (1118), Monasterium Aqueorte (1275, nelle Rationes decimarum) e Abbatia Sancti Petri Aqueorte (1280).
Secondo la tradizione, il nome del luogo deriverebbe da un episodio leggendario legato al passaggio dell’apostolo Pietro. Si narra che, giunto da Pisa e diretto a Roma, egli si fermò in questo sito e, per poter battezzare alcuni neofiti, fece scaturire miracolosamente una sorgente. Da tale evento sarebbe nato il toponimo Aquae ortus, attribuito al borgo e al cenobio.
Con il tempo, chiesa, monastero e borgo furono progressivamente abbandonati, fino a ridursi in condizioni di grave degrado. La visita pastorale del 1910, condotta dal vescovo Salvatore Fratocchi, ne descrive lo stato pessimo.
Il nucleo originario del complesso era costituito da una torre quadrata, probabilmente di epoca romana, attorno alla quale furono edificati chiesa e monastero. L’attuale struttura della chiesa risale al XVI secolo, ma è costruita sulle rovine di una più antica chiesa medioevale, che a sua volta sorgeva sopra i ruderi di un tempietto pagano. È ornata da un campanile a vela, disposto centralmente con due fornici soprapposti.
Nel 2005 furono avviati significativi interventi di recupero architettonico, che interessarono sia la chiesa sia l’intero borgo medievale, rendendolo nuovamente abitabile.