Abbazia di Santa Maria de Ugonis

Comune: Vallo di Nera
Edifici religiosi: Abbazie, eremi, monasteri

L’Abbazia di Santa Maria de Ugonis conosciuta anche come Abbazia della Madonna dell’Eremita (o chiesa dell'Eremita) si trova lungo la statale della Valnerina, sulla sponda destra del fiume Nera, incastonata in una stretta valle che da Paterno conduce a Sellano. 
 

Abbazia di Santa Maria de Ugonis – Vallo di Nera
Abbazia di Santa Maria de Ugonis – Vallo di Nera

Il nome della località, “dell’Eremita”, richiama la presenza di antichi insediamenti eremitici: l’intero complesso si affaccia su un anfiteatro roccioso punteggiato da grotte e celle, testimonianza di una intensa vita anacoretica. Venne edificata su una chiesa preesistente, documentata dal IX secolo, dove fu fondato il monastero di "Santa Maria de Ugonis". 

Secondo la tradizione, furono i benedettini del vicino monastero di Sant’Eutizio a trasformare l’eremo in abbazia. Dal secolo XI fino alla soppressione voluta da Innocenzo X nel 1654, il complesso fu affidato ai monaci vallombrosani. 
Nel medioevo, l’Abbazia era celebre in tutta Europa: i questuanti cerretani la descrivevano come luogo santo, raccogliendo offerte per messe di suffragio. Alcuni studiosi ipotizzano che possa coincidere con la chiesa "Sancte Marie Vallis Narci", citata come plebs nel 1333 e 1334. 

Architettonicamente l’Abbazia ha una navata unica con transetto e una piccola cappella laterale. l’impianto originario, databile all’XI secolo, è stato modificato nel tempo da interventi successivi. 
Gran parte dello spazio interno è oggi occupato dalle cappelle del cimitero adiacente, che hanno invaso anche la navata, di cui restano solo i muri laterali. Il portale romanico, un tempo orientato verso monte e unico accesso alla chiesa, è stato riutilizzato come ingresso al cimitero. La navata si è progressivamente interrata, occludendo le scale che conducevano alla cripta a croce greca (XI secolo), oggi accessibile solo dalla strada. 

L’Abbazia conserva affreschi di grande valore, tra cui opere del Maestro di Eggi e pitture dei secoli XV, XVI e XVII. Tra le decorazioni superstiti spiccano una "Madonna con Bambino" e un affresco raffigurante il "miracolo dell’aquila", che riporta un neonato rapito alla sua culla dopo l’invocazione della madre. 

Nel 1974 furono trafugati due capolavori: una "Madonna lignea del XIII secolo", oggi venerata nel borgo di Piedipaterno, e un "trittico del 1451" attribuito al Maestro di Eggi, già appartenente a una collezione americana. L’ambiente absidale, a terminazione rettilinea e coperto da **volta a botte**, conserva tracce di affreschi del XIV secolo. 

Danneggiato dal terremoto del 1997, il complesso è attualmente (2024) oggetto di interventi di recupero. Le murature superstiti permettono ancora di apprezzare la complessità e l’articolazione originaria dell’edificio monastico, testimoniando la sua importanza storica e spirituale. 1

Fonti e note

  1. 1

    Farnedi, G., Togni, N., Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria: Cesena : Centro Storico Benedettino Italiano, 2014. pp. 281-283.
    Guarino, F., Melelli, A., Abbazie Benedettine in Umbria, Perugia, Quattroemme, 2008. pp. 178-179.
    Sperandio, B., Chiese romaniche in Umbria. Perugia: Quattroemme. 2001. pp.138-139
     

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