L'abbazia di Sant'Eutizio, splendido esempio di achitettura romanica, è ubicata a breve distanza da Preci, in una zona isolata ma di grande valore paesaggistico, su un alto dirupo che domina la Valle Castoriana.
L'abbazia fu fondata nel V secolo da San Spes, eremita siriano, di ciò ne da' notizia San Gregorio Magno nei Dialoghi (fine VI secolo).
Originariamente San Spes costituì un piccolo gruppo di monaci ed edificò un oratorio in onore della Vergine. Fu il suo successore, Eutizio, che sull’oratorio costruì la primitiva chiesa che accolse anche le spoglie di Spes. Successivamente, nel corso dell'VIII secolo, fu occupata dai monaci benedettini, essi apliarono l’oratorio originario dando origine ad un monastero.
La configurazione architettonica attuale della chiesa abbaziale, cuore del complesso, risale agli anni 1190-1236, quando fu ristrutturata per volontà dell' abate Teodino I e completata alcuni decenni più tardi da Teodino II.
Presenta una facciata a capanna, dominata da un portale romanico a doppia ghiera sulla cui lunetta compare l’epigrafe del 1190, l’iscrizione1 ricorda il maestro che diresse i lavori e il marmoraro romano Magister Petrus, autore anche del grande rosone sovrastante, caratterizzato da un doppio ordine di colonnine e incorniciato da un riquadro con i simboli dei quattro Evangelisti2. Pesantemente danneggiato dal terremoto del 2016, il rosone è stato restaurato e ricollocato nel dicembre 20253.
L’abbazia si affaccia su due cortili: il primo, più ampio, è impreziosito da due eleganti bifore trecentesche; nel secondo è collocata una transenna in pietra scolpita a losanghe, databile all’VIII secolo e proveniente dall’antica chiesa dedicata alla Vergine.
Suggestive sono anche le grotte dove si ritirarono san Eutizio e san Fiorenzo, scavate nello sperone roccioso che sovrasta l’abbazia, sul quale venne eretto, nel XVII secolo, il campanile progettato dall’architetto pontificio Crescenzi.
L’interno della chiesa, a navata unica con presbiterio rialzato, conserva affreschi del XIV e XVII secolo. I restauri degli anni Cinquanta del Novecento miravano al recupero delle forme originarie e hanno riportato alla luce alcuni frammenti della primitiva decorazione sulle finestre. L’abside poligonale risale al XIV secolo. Sotto il presbiterio si apre la cripta, articolata in due navate divise da massicce colonne in pietra locale, probabilmente appartenute all’antico oratorio.
Al centro del presbiterio si trova il monumento sepolcrale di sant’Eutizio, un elegante tempietto attribuito a Rocco di Tommaso (o Rocco da Vicenza), realizzato nel 1514 per volontà dell’abate Polidoro Scaramellotti. Dietro l’altare maggiore è collocato un Crocifisso dipinto da Nicola da Siena, attivo nel XV secolo anche nelle chiese di San Francesco a Cascia e di San Salvatore a Campi.
Il pregevole coro ligneo cinquecentesco, opera della bottega dei Seneca di Piedivalle, è l’unico elemento superstite dell’intervento seicentesco promosso dall’abate Crescenzi, in gran parte cancellato dai restauri del 1956. Un pulpito ligneo proveniente dall’abbazia è oggi conservato nella chiesa di Sant’Andrea a Campi Alto.
Come in molti complessi benedettini, anche qui erano presenti un oratorio, spazi per l’accoglienza di poveri e pellegrini, una farmacia, una scuola di paleografia e miniatura, lo scriptorium e una ricca biblioteca di codici miniati4.
L’abbazia di Sant’Eutizio è da secoli considerata un luogo miracoloso: numerosi pellegrini si recavano – e ancora oggi si recano – al sepolcro del santo per chiedere protezione e guarigione, soprattutto contro le emicranie: secondo la tradizione, indossando un antico elmo di ferro (o semicerchio di ferro) si otteneva sollievo dal dolore mentre passando nel cunicolo sotto il sepolcro, passaggio compiuto soprattutto dai bambini all’Epifania e dagli adulti il 23 maggio, festa del santo, si veniva (viene) protetti dalle malattie o guariti.
Tra i prodigi più celebri figurano quelli legati al sacro cilicio del santo. In diverse occasioni, durante periodi di grave siccità, il cilicio veniva esposto o portato in processione e, secondo la tradizione, la pioggia tornava a cadere in modo provvidenziale. Questa pratica, attestata dal XIV secolo in poi, è rimasta viva fino ai giorni nostri.
Nel 1989 la chiesa è diventata “casa di accoglienza” e di preghiera, riprendendo l’antico ruolo di centro spirituale e culturale. All’interno dell’abbazia è stato allestito un museo contenente quadri provenienti dalle vicine chiese, calici risalenti anche al XVIII secolo, patere, nonché i ferri chirurgici della Scuola di Chirurgia Preciana5.
Nell’abbazia vive una piccola comunità che alterna alla preghiera la vita attiva. Svolge opera di apostolato, si dedica alla lavorazione della terra e all’accoglienza dei turisti.
Fonti e note
- 1
Iscrizione originale (in capitale epigrafica):
HUMILIS ABBAS THEODINUS FUIT IN HOC OPERE PRIMUS HII QUI HIC DEGUNT AD THEOS IUGITER ORENT PRO EO ANIMA EIUS DE CELO BENEDICATUR A DEO ANNO DOMINI MCXC MAGISTER PETRUS FECIT HOC IOANNES PRIOR - 2
Il portale e il rosone furono commissionati, come detto, nel 1236 dall'abate Teodino II, come recita l'epigrafe:
Iscrizione originale (in capitale epigrafica):
CHRISTI NASCENTIS COMPLETIS MILLE DUCENTIS ANNIS TRIGESIMO SEXTO QUASI DIRUTA PRIMO HUIUS PORTALIS RESPLENDET FABRICA TALIS QUAM FECIT CONDI THEODINI CURA SECUNDI - 3
Tommaso Benedetti, T., Cerimonia a Preci segna nuova tappa della rinascita. Rosone di Sant’Eutizio torna a splendere sulla facciata. Valnerina Oggi, 12 Dicembre 2025, https://www.valnerinaoggi.it/terremoto/cerimonia-a-preci-segna-nuova-tappa-della-rinascita-27507/ visitato nel mese di febbraio 2026.
- 4
Farnedi, G., Togni, N. (2014). Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria: Cesena : Centro Storico Benedettino Italiano, 2014. pp. 199-203.
Abbazia di Sant'Eutizio. Sito web della Regione Umbria, http://www.itinerari.regioneumbria.eu visitato nel mesi di settembre 2010 - 5
"Abbazia di Sant'Eutizio - Preci" in:. Nel silenzio delle Abbazie. Proposte di visita al patrimonio abbaziale del territorio della provincia di Perugia. Perugia: Provincia di Perugia, 2004. pp.39-43