Castel di Fiori, piccola frazione del comune di Montegabbione, si presenta come un borgo raccolto e immerso nei boschi, abitato stabilmente da poche decine di persone e frequentato, soprattutto nei mesi estivi e durante le festività, da numerosi visitatori italiani e stranieri. Gli interventi di recupero effettuati negli ultimi decenni hanno preservato l’impianto medievale, restituendo un centro storico compatto e armonioso.
Il nucleo abitato è ancora oggi racchiuso entro la cinta muraria, dominata dai resti dell’antico castello – proprietà privata e in stato di rovina – e dalla torre medievale, restaurata di recente e collocata all’estremità opposta della breve via principale. Nella piazzetta centrale si affacciano due edifici di rilievo: il Palazzo maggiore e la chiesa di Santa Maria Maddalena, anch’essi oggetto di interventi conservativi. Per lungo tempo la storia del borgo è stata confusa con quella di Castel Brandetto, nel territorio di Monteleone d’Orvieto, ma la documentazione oggi disponibile consente di distinguerne chiaramente le vicende.
La prima menzione certa del luogo compare nell’*Ephemerides urbevetanae*, dove si ricorda la decisione del Comune di Orvieto di ricostruire il “Castello di Acqualta” e di rinominarlo “Castello di Fiore”. L’insediamento era comunque abitato già prima della metà del XIV secolo, come suggeriscono i ritrovamenti archeologici dell’area: la necropoli di Poggio della Croce, con tracce risalenti all’età del Bronzo, e alcune monete del tardo impero romano rinvenute nei dintorni. L’abbazia di Acqua Alta, fondata probabilmente nel X secolo, rappresenta uno dei primi poli religiosi e organizzativi del territorio altomedievale.
Nel 1350 Castel di Fiori fu oggetto di un attacco da parte di un contingente armato proveniente da Orvieto, inviato per distruggere il castello, considerato illegittimamente ricostruito senza il consenso del Comune. L’episodio si inserisce nel clima di tensione politica che caratterizzò l’area orvietana nel Trecento. Pochi decenni più tardi, nel 1380, il castello divenne teatro di scontri tra i Montemarte e le diverse ramificazioni dei Monaldeschi, famiglia protagonista delle lotte tra guelfi e ghibellini che segnarono profondamente la storia locale.
Nel corso del Quattrocento il castello passò anche nelle mani del celebre condottiero Gattamelata, che possedeva altri beni nella zona, tra cui il castello di Montegiove. Per via ereditaria la proprietà giunse alla figlia Todeschina e, attraverso il suo matrimonio con Antonio Bulgarelli, conte di Marsciano, entrò nel patrimonio dei conti marscianesi. Una successiva divisione familiare assegnò Castel di Fiori a Lodovico, riportando così il bene alla linea originaria. Le cronache dei primi anni del Cinquecento ricordano ulteriori scontri tra membri della famiglia Marsciano e altri signori locali, con assedi e contrattacchi che coinvolsero anche Castel di Fiori.
La proprietà rimase ai conti di Marsciano fino al passaggio allo Stato Pontificio, alla fine del XVI secolo. In epoca più recente il borgo fu legato alla famiglia Marocchi, che vi risiedette fino al secondo dopoguerra; l’ultima erede lasciò il patrimonio alla Chiesa, da cui fu poi suddiviso e venduto a privati.
Nella piazza principale, accanto all’antica casa Marocchi, si trova la statua dell’Arcangelo Michele, collocata su un basamento in mattoni. L’opera, realizzata dallo scultore Michele Perla nel 1937, riprende liberamente il modello conservato nel santuario di Monte Sant’Angelo in Puglia..1
Fonti e note
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Informazioni tratte dal sito web del Comune di Montegabbione www.comune.montegabbione.tr.it visitato nel mese di dicembre 2011 ed al quale si rimanda per gli approfondimenti del caso.