La chiesa della Madonna dell’Olivo si trova lungo la strada che conduce al castello di San Vito, in un’area collinare a 516 metri di altitudine, immersa nella campagna e vicina a una fonte ritenuta miracolosa.
L’edificio sorge all’interno del piccolo abitato di San Vito in Monte, mentre la statua originaria oggetto di culto è oggi conservata nella chiesa parrocchiale, per ragioni di sicurezza. Il territorio circostante è noto anche per alcune sorgenti ricche di elementi ferruginosi e magnesiaci, considerate curative dalla tradizione locale.
Secondo la leggenda, all’origine del santuario vi furono due apparizioni mariane. Una giovane di nome Agata, che abitava alle falde del monte Peglia, si recava abitualmente ad attingere acqua presso una fonte vicina. In quel luogo, la Vergine le sarebbe apparsa sopra un ulivo. La ragazza raccontò l’accaduto senza essere creduta, finché una seconda manifestazione non rese evidente il prodigio: la Madonna le avrebbe posto sul capo una brocca rovesciata, colma d’acqua1. Solo allora la comunità riconobbe la veridicità del racconto.
La tradizione ricorda inoltre che il 5 agosto nevicò delineando sul terreno il perimetro entro cui la Vergine desiderava fosse costruita una chiesa. La morte improvvisa della giovane e il fatto che la bara, durante il funerale, divenisse così pesante da costringere i presenti a deporla accanto all’ulivo delle apparizioni, rafforzarono ulteriormente la devozione popolare. In quel punto fu eretta dapprima una grande edicola, poi ampliata fino a costituire l’attuale edificio.
Un’iscrizione collocata dietro l’altare, nella nicchia che ospitava l’immagine sacra, ricorda che la comunità di San Vito fece costruire la chiesa nel 1530, durante il pontificato di Clemente VII, in onore della Madonna apparsa miracolosamente sopra l’ulivo.
Un inventario del 1828 conferma l’esistenza della “Chiesa Filiale sotto il titolo della Madonna delle Olive”, datandone l’edificazione al 1528 o al 1530. La statua venerata, una terracotta del Cinquecento raffigurante la Vergine seduta in trono con il Bambino, mostra Gesù nell’atto di reggere il mondo e di porgere un ramoscello d’olivo, richiamo diretto all’episodio fondativo.
Nel corso dei secoli la chiesa ha subito diversi interventi. Durante la peste del Seicento fu utilizzata come lazzaretto e le pareti vennero intonacate, coprendo in parte gli affreschi votivi che ancora oggi emergono in frammenti: figure di santi come Vito, Sebastiano e Isidoro, un sacerdote officiante e piccole immagini mariane.
Nel 1930, in occasione del quarto centenario dell’apparizione, furono rinnovati l’altare maggiore e la nicchia della statua, venne realizzato uno sportello protettivo in vetro e furono riesumate le ossa della giovane Agata, collocate in un’urna visibile all’interno della chiesa. Sotto l’altare fu inoltre conservato il tronco dell’ulivo legato alla tradizione miracolosa. Negli anni Sessanta la statua fu riverniciata e la facciata dell’edificio venne rifatta; nel 1984, per timore di furti, il vescovo Lucio Grandoni dispose il trasferimento dell’immagine originale nella chiesa parrocchiale, sostituendola nel santuario con una fotografia.
Nel 2000 furono restaurati la copertura e gli ambienti interni.
L’edificio, di dimensioni contenute e coperto da un tetto a capanna, presenta un ingresso preceduto da una gradinata in pietra e sormontato da una stretta bifora. L’interno, frutto di un ampliamento realizzato agli inizi degli anni Trenta del Novecento, è costituito da un’unica navata intonacata e tinteggiata, con una copertura in parte a doppia falda e in parte piana. I due ambienti che compongono la navata sono collegati da un arco trionfale a tutto sesto. Il presbiterio, leggermente rialzato e delimitato da una balaustra in muratura, ospita l’altare maggiore in cotto decorato, affiancato da affreschi di buona qualità. Sulla parete sinistra si apre la sacrestia. Nella nicchia dove un tempo era collocata la statua è riemerso un dipinto raffigurante una tenda da campo decorata, che costituiva lo sfondo originario dell’immagine sacra, oggi coperto dalla fotografia sostitutiva.
La devozione verso la Madonna dell’Olivo è tuttora molto viva, come testimoniano gli ex voto e la partecipazione dei fedeli, che ogni anno, il 5 agosto, si recano alla fonte per la benedizione dell’acqua, considerata segno di protezione e intercessione della Vergine2.
Fonti e note
- 1
Analogo prodigio è ritenuto all'origine della fondazione del Santuario della Madonna delle Grazie di Fabro, del Santuario dell Madonna delle Grazie a Montegabbione, del Santuario di Santa Maria di Mongiovino di Tavernelle e al Santuario della Madonna del Soccorso di Magione.
- 2
Chiesa della Madonna Santissima dell′Olivo <San Vito in Monte, San Venanzo>. Chiese Italiane. Conferenza Episcopale Italiana, ultima modifica: 24/05/2017, creazione: 1/7/2011, https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=87356 Visitato nel mese di febbraio 2026.
DegliEsposti, Coletti, Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), Censimento dei Santuari Cristiani in Italia. Madonna dell'Olivo San Venanzo (TR ) - San Vito in Monte. http://www.santuaricristiani.iccd.beniculturali.it/Common/dettaglio.aspx?idsantuario=472.
Consultato nel febbraio 2026.