Il castello di San Gregorio, come l'omonima chiesa, devono con ogni probabilità il loro nome a San Gregorio martire, prete spoletino martirizzato sotto Diocleziano e Massimiano.
Da un'epigrafe incisa sull'altare si evince che la chiesa del castello - dapprima tra le dipendenze della cattedrale d'Assisi e poi dell'abbazia benedettina di Nonantola, in Emilia - anticamente detta San Gregorio de Podio (del poggio), fù consacrata nel secondo decennio del XII secolo. Dell'antica chiesa, che forse si trovava fuori le mura, rimangono solo poche tracce. Nell'oratorio erano presenti affreschi di Francesco Tartaglia, ora ospitati nella Pinacoteca comunale di Assisi.
Il Castello di San Gregorio, situato nei pressi di Pianello su un pendio a 279 metri, è uno degli insediamenti fortificati più caratteristici del contado assisano. Nato nel X secolo e rafforzato nel XII, svolse a lungo la funzione di presidio strategico lungo il confine tra Assisi e Perugia, ruolo che lo rese più volte coinvolto in assedi, saccheggi e passaggi di dominio tra XIII e XV secolo.
L’impianto è rigorosamente quadrato, costruito con pietra arenaria locale, ciottoli di fiume e laterizi. In origine era circondato da un fossato, ancora leggibile sul lato meridionale, e dotato di ponte levatoio, del quale restano le fenditure delle calatoie nel torrione sopra la porta principale.
Il complesso è organizzato in due cinte murarie concentriche:
La cerchia esterna, che ingloba dieci abitazioni medievali, è ben conservata sui lati sud ed est, mentre risulta degradata o diruta verso nord e ovest. Le quattro torri d’angolo, un tempo parte del sistema difensivo, sono oggi scomparse.
La cerchia interna, accessibile tramite un arco ogivale, racchiude la parte più elevata del borgo, con una piccola rocca – oggi chiesa – e tre abitazioni.
La rete viaria è composta da percorsi in pietra che seguono l’andamento del terreno. Un asse principale collega la porta esterna alla rocca con una rampa ripida; altri tre tracciati, paralleli e ortogonali, servono gli spazi interni e conducono ai resti della torre di guardia occidentale. L’insediamento non presenta una piazza centrale, ma solo piccoli slarghi funzionali alla vita comunitaria.
Pur dotato di funzioni militari, il castello mantenne sempre una forte vocazione agricola, legata alla gestione delle terre della balìa e alla fornitura di materiali, come la calcina proveniente dalla vicina cava del Calcinaro. Progressivamente spopolato tra XVII e XX secolo, è oggi oggetto di interventi di recupero che valorizzano la sua compatta architettura medievale1.
Fonti e note
- 1
M. Enrica Sacchi De Angelis, M.E., "Centri Storici dell’Umbria e contesto Socio-Ambientale"; Quaderni dell’Istituto Policattedra di Geografia. n. 6 . Università degli Studi di Perugia. 1984.