Il Museo del Tesoro, riaperto al pubblico nel 2000 dopo il terremoto del settembre 1997, è ospitato nel salone Gotico del Sacro Convento e in una sala adiacente, con accesso dal transetto sinistro della basilica inferiore. L’allestimento attuale valorizza una raccolta formatasi nel corso di otto secoli, strettamente legata alla storia della basilica e alla venerazione di san Francesco.
Il nucleo originario del Tesoro risale al 1230, quando papa Gregorio IX e vari sovrani donarono oggetti preziosi in occasione della traslazione del corpo del Santo dalla chiesa di San Giorgio alla nuova cripta. Poiché le offerte continuarono ad aumentare, nel 1253 papa Innocenzo IV emanò la bolla Dignum Extimamus, che autorizzava i frati a conservarle purché non fossero disperse o alienate. Questa decisione sancì ufficialmente la nascita della raccolta.
Nel corso dei secoli il Tesoro subì anche numerosi saccheggi: nel 1320 da Muzio di Ser Francesco, nel 1492 dai Baglioni, nel 1497 da Jacopo Fiumi e nel 1797 dalle truppe napoleoniche. Per lungo tempo custodito in una stanza della sacrestia della basilica inferiore, fu esposto per la prima volta nel salone Papale e trasferito nella sede attuale nel 1977.
La raccolta comprende sinopie e dipinti dal XIII al XVI secolo, tessuti orientali, dossali, una vasta selezione di oreficerie tra cui reliquiari dal XIII al XVII secolo, avori gotici francesi e libri liturgici miniati. Tra le opere più interessanti l’arazzo di manifattura fiamminga raffigurante l’Albero di San Francesco, dell' ottavo decennio del XV secolo: secondo la tradizione fu papa Sisto IV, effigiato nel registro inferiore, a donare l’arazzo alla basilica.
Si tratta di un insieme eterogeneo che documenta la storia del culto francescano e la ricchezza delle arti applicate nel Medioevo e nel Rinascimento.
Nella sala adiacente è esposta la collezione Perkins, donata per disposizione testamentaria dal critico d’arte americano Federico Mason Perkins, divenuto Cordigero francescano e morto ad Assisi nel 1955. La collezione fu presentata al pubblico nel 1986. A causa delle perdite avvenute dopo il 1944, il nucleo più significativo è oggi costituito da un bassorilievo marmoreo e da cinquantasei tavole dipinte tra XIV e XVI secolo, testimonianza dell’interesse del collezionista per la pittura rinascimentale, in particolare toscana.
Tra gli artisti rappresentati figurano Lorenzo Monaco, Pietro Lorenzetti, Taddeo di Bartolo, Bartolo di Fredi, Beato Angelico, Sassetta, Sano di Pietro, Antoniazzo Romano, Bartolomeo della Gatta e Garofalo1. Le opere costituiscono un percorso compatto e di grande qualità sulla pittura tardogotica e rinascimentale dell’Italia centrale.
Nel suo insieme, il museo offre una lettura preziosa della storia artistica e spirituale del Sacro Convento, intrecciando la memoria francescana con una collezione di altissimo valore storico e devozionale2.
Fonti e note
- 1
Maggiori informazioni sulle singole opere si trovano in http://fe.fondazionezeri.unibo.it/catalogo/, sito visitato nel mese di febbraio 2013
- 2
Dragoni, P., Musei in Umbria. Museo della Basilica di San Francesco e collezione Perkins. Assisi. Pubblicazione della Regione Umbria - Assessorato Beni e attività culturali. Direzione Beni e attività culturali. Tipolito Properzio: Assisi.- 2005
Open Data Regione Umbria (https://dati.regione.umbria.it/)