La Chiesa di Sant'Agostino, costruita nel XIV secolo, probabilmente per decisione della Fraternita degli Eremitani di Sant'Agostino, fu terminata nel 1502, come riporta la data incisa sull'architrave del portale d'accesso. Architettonicamente si presenta con pianta rettangolare con presbiterio e copertura a capanna, sorretta da cinque capriate lignee. Tra le opere più significative conservate un tempo nella chiesa figurava un affresco, attribuito all'allievo del Vannucci, il giovane Raffaello, nel 2005 dal prof. Elvio Lunghi1. La composizione raffigurava la Beata Vergine col Bambino, Sant'Agostino, Maria Maddalena, e gli angeli musicanti. Per proteggerlo dall’umidità fu rimosso dalla parete destra nel 1796 e trasferito sull’altare sinistro, dove Pietro Appiani ne ravvivò i colori. Nel 1884 l’opera venne definitivamente staccata e portata nella vicina chiesa di San Sebastiano, dove si trova tuttora.
Nel 1855 il prof. Napoleone Verga, apprezzato pittore dell'epoca, riportò alla luce, sopra e di fianco al portale d'ingresso, alcune figure di Santi ed una Madonna in trono con Bambino di pregiata fattura.
Venne restaurata nel 1981, e in quell'occasione vennero scoperti frammenti di affreschi da far risalire ai secoli XVI e XVII, che avvalorarono l'ipotesi che originariamente la chiesa di Sant'Agostino fosse completamente affrescata.
Da segnalare lo stupendo altare centrale, in pietra serena, opera di Giambattista di Cristoforo da Cortona, terminato nel marzo del 1813, come attesta la data scolpita nel plinto della colonna di destra.
La storia dell’edificio è strettamente intrecciata con le confraternite locali. Nel Medioevo a Panicale era già attiva una Fraternità degli Eremitani, documentata nel 1489 come “Fraternitas S. Augustini sive S. Marie”. All’interno della chiesa trovò sede anche la Confraternita dei Disciplinati o della Frusta, nata sotto l’influsso del movimento penitenziale sviluppatosi a Perugia nel XIII secolo. Nel 1672 il sodalizio fu aggregato all’Arciconfraternita del Gonfalone di Roma. Dopo la soppressione dei piccoli conventi voluta da papa Innocenzo X nel 1652, la chiesa rimase affidata proprio ai Disciplinati2.
Oggi Sant’Agostino non è più luogo di culto: l’edificio è utilizzato come spazio espositivo e ospita il museo del tulle “Anita Belleschi Grifoni”.
Fonti e note
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Una tradizione pittorica, che risale al 1626, ha collegato la Madonna di Sant’Agostino al nome di Pietro Perugino, un cui catalogo ha identificato l’opera fino al 1984, quando il lavoro fu incluso in un gruppo di pitture riferibili all’ambiente del maestro e al suo allievo Giovanni di Pietro, noto come lo Spagna (Gualdi 1984, Scarpellini 1984).
Recentemente (Lunghi 2005) è stata proposta un’attribuzione a Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520), sulla base di una nuova cronologia che ne colloca l’esecuzione tra il 1502 e il 1506 e grazie al confronto con altri freschi di primo ’500 e con due importanti dipinti su tavola: il grande affresco della National Gallery di Londra (1503) e la pala Colonna del Metropolitan Museum di New York (1504 c.a.). Decisivo il confronto con un disegno attribuito a Raffaello conservato presso il Fogg Art Museum di Harvard di Cambridge, che contiene uno studio per l’angelo che suona la lira sulla sinistra.
Informazioni presenti sulla cartellonistica sul posto visionata nel gennaio del 2021. - 2
Serafini, R., Chiesa di Sant'Agostino. Sito web del Comune di Panicale. Visitato nel mese di aprile 2009. < http://www.comune.panicale.pg.it/storia/sagostino.html >
Serafini, R., La chiesa di S. Agostino in Panicale: Gli Eremitani, la Fraternita della Frusta o dei Disciplinati. Sito web dell'associazione Pan Kalon. Visitato nell'aprile 2009. < http://www.pankalon.it/SchedaChiesaSanAgostino.htm >