Il museo dell’Abbazia di Sant’Eutizio è collocato nella Val Castoriana, non lontano da Preci, e occupa alcune sale del complesso monastico. Gli interventi di consolidamento successivi al terremoto del 1997 hanno permesso di individuare murature risalenti alla fine del VI secolo, confermando la lunga storia dell’abbazia fondata da santo Spes nel 470. L’esposizione ripercorre oltre quindici secoli di vita del monastero e il ruolo che esso ha svolto per le comunità delle valli circostanti, documentando tradizioni religiose, artistiche e scientifiche.
La visita inizia con una selezione di manufatti che nei secoli hanno arricchito l’abbazia: argenterie, reliquiari, ricami, lavori in cuoio e dipinti provenienti dalle sue chiese e dai suoi ambienti interni. Tra le opere esposte si trovano un trittico trecentesco di ambito toscano, la scultura lignea di sant’Eutizio del 1460 e la Madonna con Bambino e santi del Maestro di Piedivalle, insieme a calici e reliquiari di bottega romana databili tra XVII e XVIII secolo.
Proseguendo, una sala è dedicata all’abate Giacomo Crescenzi, figura di rilievo nella storia dell’abbazia. Qui è possibile osservare da vicino il calice da lui utilizzato, un raffinato esempio di oreficeria romana del primo Seicento.
Una parte significativa del museo è riservata alla Scuola chirurgica preciana, che ebbe origine proprio nel monastero. Fin dal X secolo il monastero possedeva una biblioteca ricchissima, nella quale erano presenti anche testi di medicina, eredità delle conoscenze introdotte dai monaci siriaci nel V secolo e custodite dai benedettini. La presenza di un monaco “medicus” nel 1089 conferma una pratica medica già consolidata. Nel complesso monastico si svilupparono tecniche chirurgiche avanzate per l’epoca, soprattutto per la cura della cataratta, delle fratture e della calcolosi vescicale. Dopo il Concilio Lateranense del 1215, che proibì ai religiosi di esercitare la chirurgia, tali competenze passarono alle famiglie del territorio, dando vita alla celebre Scuola chirurgica preciana, attiva tra XV e XVI secolo e richiesta in molte città italiane ed europee.
La sala espone strumenti originali utilizzati dai chirurghi di Preci, specializzati, come detto, in interventi come litotomia, ernia inguinale e cataratta. Tra i ferri esposti si riconoscono il “frangitore” e l’“alfonsino” per la rimozione dei calcoli vescicali, oltre all’“onerino”, all’“ondina” e all’“aco” impiegati negli interventi oculari. La sala permette di comprendere come queste tecniche, inizialmente sviluppate dai monaci, siano poi state trasmesse alle famiglie del territorio, dando vita a una tradizione chirurgica divenuta celebre tra XV e XVI secolo.
La visita si conclude nelle sale dedicate alla farmacia e al laboratorio alchemico, ricostruiti con grande attenzione ai dettagli. La farmacia presenta un bancone con medicamenti preparati secondo ricette tramandate da dottori illustri, mentre il laboratorio conserva sciacquaio, brocche, fornelli con cuccume, una piccola macina e mortai utilizzati per la lavorazione delle sostanze. In un armadietto murato, chiuso a chiave, si intravedono antichi veleni e ricettari, un tempo riservati esclusivamente agli addetti ai lavori.
Completano il percorso alcuni reperti archeologici della collezione di mons. Ansano Fabbi, che comprendono materiali dal Neolitico all’età romana, offrendo un ulteriore sguardo sulla lunga storia del territorio1.
Fonti e note
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Ministero della Cultura. Museo dell’Abbazia di Sant’Eutizio. https://cultura.gov.it/luogo/museo-dell-abbazia-di-sant-eutizio Pubblicato il 2020-04-14 17:55:06 / Ultimo aggiornamento 2021-04-29 12:21:30 visitato nel mese di febbraio 2026