Museo Nazionale del Ducato di Spoleto

Comune: Spoleto
Perché è interessante
Allestito nella Rocca Albornoziana, il museo racconta oltre mille anni di storia del territorio: dalle prime comunità cristiane al Ducato longobardo, fino alla fioritura artistica medievale e rinascimentale di Spoleto.

Il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto è ospitato nella Rocca Albornoziana, sulla sommità del colle Sant’Elia. Il museo, inaugurato nel 2007, ricostruisce la storia artistica e culturale di Spoleto e del territorio circostante dal IV al XV secolo, con particolare attenzione alla fase longobarda e al ruolo esercitato dalla città come capitale di uno dei principali ducati della penisola.

I Longobardi entrarono in Italia nel 568 e occuparono progressivamente ampie parti della penisola. I territori centro-meridionali formarono la cosiddetta Langobardia Minor, organizzata nei ducati di Spoleto e Benevento. Il Ducato di Spoleto, fondato intorno al 576 da Faroaldo I, occupava una posizione strategica lungo la rete viaria che attraversava l’Italia centrale e mantenne a lungo una notevole autonomia. Dopo la fine del regno longobardo fu governato da dinastie franche; nel 1198 il territorio, ormai ridimensionato, entrò stabilmente nello Stato pontificio.

La sede museale è parte integrante della visita. La Rocca fu costruita a partire dal 1360 per volontà del cardinale Egidio Albornoz, nel quadro della riorganizzazione dei territori pontifici, e progettata da Matteo di Giovannello, detto il Gattapone. Dopo essere divenuta proprietà comunale nel 1860, fu utilizzata come carcere fino al 1982. Il successivo recupero degli ambienti e delle decorazioni murali ha restituito leggibilità all’impianto monumentale.

Le raccolte occupano quindici sale distribuite al piano terreno e al primo piano, intorno al cortile d’onore. Le opere provengono da collezioni civiche, diocesane e statali; alcune, prima dell’apertura del museo, non erano mai state presentate al pubblico. Pannelli e apparati informativi collegano i reperti alla funzione originaria degli spazi della fortezza.

Le prime sale documentano la diffusione del cristianesimo tra tarda antichità e alto Medioevo attraverso materiali funerari, lucerne, mosaici e testimonianze provenienti dagli edifici di culto. Un’attenzione particolare è riservata al monachesimo, profondamente radicato nella montagna spoletina e nell’area di Monteluco.

La sezione dedicata ai secoli VI-IX illustra la società e la cultura del Ducato longobardo. I corredi della necropoli di Nocera Umbra, le lastre scolpite e i frammenti di arredo liturgico permettono di osservare l’incontro tra tradizioni germaniche, cultura romana e progressiva cristianizzazione. Le sale successive seguono lo sviluppo delle arti tra il Romanico e il Rinascimento, mostrando la continuità della vitalità culturale di Spoleto anche dopo la fine del Ducato.

Da segnalare:

  • il sarcofago di Ponzia, del IV secolo, testimonianza delle prime comunità cristiane del territorio;
  • i corredi funerari longobardi provenienti dalla necropoli di Nocera Umbra;
  • il sarcofago di sant’Isacco, opera romanica del XII secolo legata alla tradizione eremitica di Monteluco;
  • il Crocifisso ligneo del Maestro di Cesi, che conserva nel XIV secolo l’antica iconografia del Cristo trionfante;
  • i reliquiari del Maestro di Sant’Alò, espressione della pittura umbra trecentesca;
  • il Trittico di Santa Maria delle Grazie, dipinto intorno al 1475 da Niccolò di Liberatore detto l’Alunno con la collaborazione di Ugolino di Gisberto1.

 

Fonti e note

  1. 1Fonte principale: Regione Umbria, Assessorato Beni e attività culturali, Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, testi di Elena Tarpani, Tipolito Properzio, 2008. Il contenuto della scheda è una rielaborazione originale del dépliant.
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