La storica Villa Campello, antica residenza dei conti omonimi, si trova in località Ravale, ai piedi del borgo medievale di Campello Alto, in una posizione che domina la valle e offre uno sguardo verso Spoleto. L'impianto originario risale al XIV secolo, ma la famiglia Campello scelse quest'area strategica intorno al 1347, ponendovi la propria dimora ai margini delle mura per facilitare i contatti sia con la fortezza sovrastante che con la residenza cittadina di Spoleto, dove i conti erano obbligati a risiedere. Nel corso del XV secolo la costruzione originale fu trasformata in un elegante palazzo rettangolare con finestre ogivali e divenne il centro della vita familiare dei Campello, alternandosi alle residenze urbane, rifletté i diversi gusti dei suoi proprietari nei secoli successivi.
Tra il 1800 e il 1804 si verificò un primo, significativo rinnovamento: Bernardino Campello incaricò l’architetto Pietro Ferrari di ampliare la villa sul lato di levante. Gli interni vennero decorati dal pittore Vincenzo Floriani con vedute paesaggistiche e motivi neoclassici, trasformando la dimora in un'elegante residenza di villeggiatura. La struttura si presenta attualmente con una pianta ad U e una piccola corte retrostante. L'ampia e sobria facciata è caratterizzata da una meridiana al centro ed è coronata da un cornicione a gola e fascia sottotetto, scandita da oculi mistilinei.
Successivamente, nel 1864, il conte Paolo Campello commissionò ulteriori lavori: fece erigere una suggestiva torre neogotica merlata, alta quattro piani e dotata di terrazzo panoramico, che si eleva compatta su due piani; inoltre, trasformò completamente il vasto parco circostante, adiacente alla chiesa di Santa Maria (a lungo considerata cappella di famiglia), sostituendo oliveti e vigne con essenze come lecci, cipressi, pini marittimi e cedri del Libano. A questi si aggiunsero un labirinto di bosso, una casetta svizzera, un pollaio circolare e il piccolo teatro privato, il celebre Teatrino di Villa Campello. Quest’ultimo risale all’impianto ottocentesco ed è situato al primo piano di un edificio che aveva funzioni di laboratorio per la coltura dei bachi da seta. Il teatrino fu ingentilito da originali decorazioni a tempera in trompe-l’oeil eseguite dal principe Placido Gabrielli, probabilmente coadiuvato dal pittore francese A. E. Herberte.1
Fonti e note
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Silvestri, Giovanna. Villa Redenta. Genesi, arte, documentazione relativa all’acquisizione alla mano pubblica della residenza spoletina. Collana della memoria. Associazione amici di Spoleto, 2008.