L’Abbazia di San Bartolomeo si trova nel territorio di Camporeggiano, in posizione extraurbana, ai piedi del Monte Cavallo e nei pressi della confluenza tra i torrenti Assino e Lanna.
La storia dell’abbazia è strettamente legata ai Gabrielli. Nel marzo del 1057 (secondo altre fonti 1007), Pietro, Giovanni, Rodolfo e la madre Rocia donarono a Pier Damiani, priore di Fonte Avellana, un vasto complesso di beni comprendente il castello di Monte Cavallo, la villa di Camporeggiano con la chiesa esistente e numerosi terreni. La donazione, accompagnata dalla liberazione di servi e coloni, prevedeva la fondazione di un monastero dedicato all’apostolo Bartolomeo.
Un gruppo di monaci avellaniti si trasferì nell’area già nel 1058 per avviare la costruzione del complesso, che le fonti indicano come completato nel 1067. Il primo abate fu Giovanni Gabrielli, mentre i fratelli Rodolfo e Pietro scelsero la vita eremitica a Fonte Avellana.
Fin dai primi decenni, il monastero ricevette numerose donazioni che ne accrebbero il patrimonio, esteso anche nei territori di Montone, Città di Castello e Umbertide. Nel 1059 papa Alessandro II lo pose sotto la diretta protezione della Santa Sede, confermando nel 1063 l’esenzione dalla giurisdizione vescovile a condizione che rimanesse legato a Fonte Avellana. Ulteriori conferme papali giunsero nei secoli successivi.
Nel XIII secolo San Bartolomeo ottenne autonomia da Fonte Avellana e divenne centro di una piccola congregazione monastica locale. Nel 1228 il vescovo Villano promosse un importante restauro dell’intero complesso. La comunità fu poi soppressa nel 1417 e i beni assegnati agli Olivetani, che nel Settecento installarono anche una vetreria in uno degli edifici annessi. Anticamente, nei pressi dell’abbazia era attivo anche un piccolo ospedale per i pellegrini in transito lungo la valle.
Con le soppressioni del 1860 il monastero fu incamerato dallo Stato e successivamente venduto a privati. Gli edifici monastici, utilizzati per lungo tempo come strutture rurali, andarono incontro a un progressivo degrado; parte di essi è oggi sotto sequestro giudiziario in attesa di recupero. La chiesa, restaurata nel Novecento, è divenuta sede della parrocchia di San Bartolomeo.
Architettonicamente l’abbazia presenta una pianta basilicale a tre navate con presbiterio rialzato e cripta sottostante. Le parti più antiche conservate appartengono all’edificio romanico originario e comprendono i pilastri, le arcate e la cripta. La facciata attuale, arretrata all’inizio della seconda campata, è frutto di un rifacimento medievale; la prima campata sostiene una tettoia che funge da portico. Le murature mostrano differenze di tessitura che testimoniano interventi successivi, mentre le lesene presenti nei tratti più antichi si interrompono nelle zone ricostruite.
La cripta, dedicata a san Rodolfo, ripropone uno schema diffuso nelle abbazie umbre dell’XI secolo, come Montelabate e Badia Petroia: tre navate, tre absidi e colonne romane di reimpiego con capitelli dell’XI secolo. Le volte a crociera sono rinforzate da sottarchi e si impostano su capitelli troncopiramidali rovesciati, elemento peculiare dell’edificio.
La chiesa superiore, documentata nel XIII secolo, potrebbe tuttavia essere coeva alla cripta. L’interno è coperto da capriate lignee e culmina in un’abside semicircolare. La disposizione del presbiterio e della cripta risulta leggermente obliqua rispetto al corpo della chiesa, probabilmente per adattarsi a un affioramento roccioso.
Gli interventi degli anni Settanta del Novecento hanno permesso di recuperare l’aspetto originario delle murature, riaprire la cripta e liberare la tribuna, oltre a realizzare una nuova scala di accesso al presbiterio. Un restauro più recente ha restituito alla fruizione la navata destra, un tempo chiusa e utilizzata come stalla. L’antico torrione campanario, già parte del complesso, fu distrutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.