L’abbazia di San Michele Arcangelo si trova sul versante meridionale del Trasimeno, lungo l’antico collegamento tra Perugia e Chiusi, in un’area un tempo di confine tra le due diocesi.
Il monastero è attestato con certezza dal 1033, quando compare in un atto di donazione a favore di Santa Maria di Farfa. La sua posizione strategica rese il complesso oggetto di contese tra San Pietro di Perugia, Santa Maria di Farneta e il vescovado perugino, con una lunga serie di conferme pontificie a favore dell’uno o dell’altro ente tra XII e XIII secolo.
All’inizio del Trecento il monastero risulta autonomo e dotato di un proprio abate; tra le sue dipendenze figurava anche la chiesa di San Leonardo all’Isola Polvese. La comunità monastica si estinse probabilmente nel Quattrocento, forse a causa delle condizioni malsane della zona lacustre. Nel 1425 papa Martino V, su richiesta del prelato Domenico Guidalotti, concesse che l'Abbazia, presso cui non abitava più alcun monaco, fosse assegnata come fonte di rendita per la costituzione a Perugia del Collegio della Sapienza Nuova o Casa di San Girolamo. Tale annessione venne ratificata il 23 maggio 1430 sempre dal detto pontefice.1 Nei secoli successivi gli edifici furono trasformati in azienda agricola e la chiesa divenne parrocchiale, funzione mantenuta fino al 1966. Nell’Ottocento il complesso fu suddiviso in abitazioni civili, compromettendo la leggibilità originaria.
Il complesso conserva l’impianto di una piccola rocca, con la chiesa sul lato settentrionale e una torre esagonale. Dopo l’abbandono monastico, gli ambienti furono profondamente modificati: nel Settecento la chiesa romanica venne ridotta e voltata più in basso per ricavare magazzini; nel 1762 fu aggiunto un campanile quadrato; nel 1927 la torre fu coronata da una merlatura. Del chiostro resta soltanto il pozzo centrale.
All’interno della chiesa sono presenti un’acquasantiera e un affresco settecentesco con la Crocifissione; i restauri del 1984 hanno riportato alla luce un dipinto del XV secolo raffigurante San Cristoforo con il Bambino.
La cripta, risalente al X secolo, è l’unico ambiente rimasto sostanzialmente integro: presenta volte a crociera sorrette da sottarchi che convergono su un pilastro centrale in muratura. Tre pareti sono scandite da archeggiature cieche, mentre la quarta ospita gli accessi alla chiesa. Le forme degli archi richiamano soluzioni analoghe a quelle della chiesa di San Salvatore di Montecorona.2
L'abbazia oggi è proprietà privata, ma viene aperta al pubblico una volta all’anno, nella seconda domenica di settembre.
Fonti e note
- 1
“Abbazia di Sant’Arcangelo di Magione.” SIUSA – Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche e Bibliografiche.
Redazione di Silvia Lonzini, 26 Jan. 2007. Revisione di Rossella Santolamazza, 14 Sept. 2010.
https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=38599 Visitato nel mese di gennaio 2026.
- 2
Guarino, F., Melelli, A., Abbazie benedettine in Umbria. Perugia, Quattroemme, 2008, p. 95
Amoni, D., Castelli, fortezze e rocche dell'Umbria, 2 ed., Perugia, Quattroemme, 2010, p. 124.
Farnedi, G., Togni, N., Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria. Cesena: Centro Storico Benedettino Italiano, 2014. pp. 116-118.