La chiesa della Madonnuccia, nota anche come oratorio della Madonnuccia, si trova poco fuori dall’abitato di San Martino in Campo, lungo un antico percorso che collega la valle del Tevere a Perugia, in un contesto rurale isolato, tra campi e sporadiche emergenze storiche. L’edificio sacro corrisponde oggi alla sola zona absidale di una costruzione più ampia, in seguito profondamente trasformata e in gran parte riadattata a residenza privata.
L’oratorio nacque come sede della confraternita laicale degli Homines et Disciplinati fraternitatis castri Sancti Martini in Campo, che nel Quattrocento promosse lavori di ristrutturazione e una nuova decorazione pittorica, in un clima di intenso fervore religioso alimentato dalla predicazione dei Minori Osservanti. La data 1485, letta da Baldassarre Orsini sotto l’affresco dell’arco d’ingresso dell’abside con il Padre Eterno che sostiene il Crocifisso, è assunta come riferimento per una fase di sistemazione della cappella e per l’esecuzione dell’affresco absidale con la Madonna col Bambino e i santi Cristoforo e Bernardino da Siena. In questo stesso periodo fu costruita anche la casa annessa destinata al sacerdote. Il luogo divenne presto meta di particolare devozione per un’immagine mariana ritenuta miracolosa, alla quale erano legati ex voto e offerte.
Tra primo Cinquecento e Settecento la chiesa fu oggetto di vari interventi e trasformazioni. Nel 1505 venne dipinto lungo la parete destra un san Rocco; tra 1518 e 1525 furono fuse le due campane ancora presenti, opera del fonditore Crescimbonius Perusinus, mentre nel 1518 fu realizzato l’altare dedicato a san Lorenzo, poi intitolato a san Filippo Neri nel 1728. Nel 1522 la confraternita promosse un ampliamento con l’allungamento della navata, ricordato da un’epigrafe in facciata. Le visite pastorali del secondo Cinquecento testimoniano sia il declino della confraternita originaria, trasformata in compagnia del Santissimo Sacramento, sia la forte devozione popolare verso l’immagine mariana, documentata dalla presenza di numerosi ex voto per il bestiame, successivamente rimossi per disposizione vescovile. In un verbale di visita si ricorda che l’oratorio era stato costruito a protezione di una precedente struttura voltata, decorata da un’immagine antica e diligente della Vergine, che aveva suscitato crescente venerazione e donazioni.
Dal Settecento in poi le fonti descrivono un progressivo degrado dell’edificio. Le visite vescovili segnalano problemi strutturali, infiltrazioni d’acqua e la rovina del campanile, tanto che nel primo Ottocento la chiesa fu sospesa e, tra 1815 e 1816, quasi interamente demolita, lasciando in piedi solo la parte absidale e la casa contigua; l’arco d’ingresso fu tamponato, con una piccola porta come nuovo accesso. Nel 1912, grazie all’iniziativa del pievano don Zeffirino Gallinotti e al sostegno del Capitolo della cattedrale di San Lorenzo, si avviò un importante intervento di consolidamento e di riapertura al culto, con la costruzione del portico, la formazione della sacrestia, il campanile a vela per le antiche campane e il restauro degli affreschi affidato a Giuseppe Colarienti. Ulteriori lavori di consolidamento delle strutture e rifacimento del tetto e del pavimento furono eseguiti nel biennio 1976‑1977, mentre l’affresco superstite fu restaurato nel 1979.
Architettonicamente la chiesa si presenta all’esterno come un piccolo volume in laterizio e ciottoli di fiume, affiancato dal corpo residenziale. La facciata principale, in mattoni a vista, è preceduta da un portico che ne caratterizza fortemente l’immagine: tre colonne romaniche in travertino, con capitelli di ordine dorico, disposte in modo asimmetrico, inquadrano il portale ad arco a tutto sesto, oggi chiuso da una struttura in legno e vetro inserita nella cornice laterizia originaria. Un ingresso rettangolare più piccolo si apre lateralmente, mentre in alto una finestra illumina l’interno. Sul lato sinistro si innesta il campanile a vela, con due aperture ad arco per le campane e una feritoia circolare in travertino sotto il piccolo tetto a capanna. Il pavimento è in listelli di cotto antico disposti a spina di pesce.
Lo spazio interno è un’aula di ridotte dimensioni, sostanzialmente quadrata (circa 2×3 metri), coperta da una volta a crociera in laterizio impostata su pareti ad arco ribassato. Le superfici murarie, intonacate di bianco, conservano ampie porzioni del ciclo di affreschi che in origine rivestiva l’intero ambiente; la volta è lasciata a mattoni faccia a vista, con tracce di una decorazione monocroma a medaglioni e cornici di gusto classicheggiante.
Il programma figurativo si articola sulle tre pareti. In fondo, sull’abside, è dipinta una Madonna in adorazione del Bambino, circondata da una corona di cherubini; ai lati compaiono san Cristoforo, che porta il Bambino sulle spalle, e san Bernardino da Siena, riconoscibile dal trigramma IHS, a testimonianza della presenza nel territorio dei Frati Osservanti nel XV secolo. Sulla parete destra è raffigurato san Giorgio a cavallo che affronta il drago, oggi perduto, per liberare la principessa, la cui immagine è gravemente danneggiata; sulla parete sinistra è invece rappresentato san Martino che divide il mantello con il povero, evidente richiamo al titolare della pieve da cui dipende la chiesa. Il ciclo di affreschi è da alcuni attribuito ad Anonimo umbro sec. XV/ XVI, mentre la critica più recente, a partire dagli studi di Sylvia Ferino Pagden e confermata da Lunghi, Todini, Fratini e Teza, lo attribuiscono Andrea d'Aloigi da Assisi, detto l'Ingegno (Assisi, 1480 – 1521), ritenuto dal Vasari il miglior allievo del Perugino. Di recente, e in maniera convincente, Elvio Lunghi ne ha proposto l’attribuzione allo stesso Perugino, coadiuvato dall’allievo Fiorenzo di Lorenzo1.
Il ciclo è stato a lungo attribuito ad Andrea Aloigi, detto l’Ingegno, allievo del Perugino; la critica più recente, a partire dagli studi di Sylvia Ferino Pagden e confermata da Lunghi, Todini, Fratini e Teza, propende per l’autografia di Andrea d’Assisi detto l’Ingegno, mentre altre proposte hanno chiamato in causa lo stesso Perugino con la collaborazione di Fiorenzo di Lorenzo.2, 3
Fonti e note
- 1
Fondazione Federico Zeri – Università di Bologna. Ricerca opere per: Localizzazione Perugia (Oratorio della Madonnuccia). Catalogo Fototeca, Fondazione Federico Zeri, https://catalogo.fondazionezeri.unibo.it
Visitato nel giugno 2026.
Sorcini, S., Chiesa della Madonnuccia Ciribifera – San Martino in Campo (PG), I Luoghi del Silenzio, 9 Dec. 2024, https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-della-madonnuccia-ciribifera-san-martino-in-campo-pg/.
Visitato nel giugno 2026. - 2
Maiarelli, A., Vita religiosa e presenza ecclesiale nella Pieve di San Martino in Campo, Archidiocesi di Perugia, Città della Pieve, Perugia : Parrocchia di San Martino in Campo, 2002. pp. 53-67.
- 3
Chiesa della Madonnuccia <San Martino in Campo, Perugia>. Chiese Italiane. Conferenza Episcopale Italiana, 29/04/2015, Data creazione: 8/11/2010, https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=3488 Visitato nel mese di maggio 2026.