La chiesa di Santa Maria de Equo, oggi detta Santa Maria del Piano, sorge nell’altopiano di Ruscio, vicino al fiume Corno e lungo antichi percorsi che collegavano Monteleone di Spoleto ai centri vicini. L’area, già sede di un culto pagano, fu probabilmente organizzata come pieve in età altomedievale, nel territorio del gastaldato equano di epoca longobarda.
Le prime attestazioni certe compaiono nel XIV secolo, quando l’edificio è registrato come chiesa battesimale con giurisdizione sulle cappelle della zona. Con lo spopolamento rurale le sue funzioni passarono alla chiesa di San Nicola, che acquisì anche il fonte battesimale. Tra tardo Medioevo ed età moderna Santa Maria divenne un beneficio semplice custodito da eremiti, fino alla soppressione delle rendite nel 1731 per decisione di Clemente XII.
L’edificio attuale conserva una complessa stratificazione. L’ambiente più antico è la cripta voltata, databile al XII secolo, illuminata da una feritoia e in seguito usata come ossario. La facciata della chiesa rivela la sua origine romanica nella cortina a filari regolari di conci, nei quali sono reimpiegati blocchi romani scolpiti con motivi simbolici, e nel portale a doppia ghiera e lunetta. Sul fianco sinistro restano le mensole di un portico medievale, un tempo sede di assemblee e mercato. Nella parte presbiteriale senza abside, dove sono reimpiegati numerosi blocchi provenienti da edifici romani, è da riconoscere l'unico resto di un edificio altomedievale che si innesta sul suo asse dando luogo a una navata insolitamente lunga1.
All’interno, la navata unica ospita un altare settecentesco con la statua lignea della Madonna col Bambino. Le pareti conservano affreschi votivi del XVI secolo raffiguranti santi molto venerati nella zona. Nella cripta si trovano decorazioni quattro‑cinquecentesche e, sotto gli strati più recenti, un affresco del 1370 con “S. Libertus”, legato alla memoria dell’eremita Liberto, vissuto e sepolto qui intorno al 1400.
Tra il 2004 e il 2011 sono stati eseguiti restauri sull’edificio e sulle pitture. Tra gli arredi superstiti si conserva un calice del XVII secolo oggi custodito nella chiesa di San Francesco.2