Chiesa di Santo Stefano di Collemancio

Comune: Cannara
Edifici religiosi: Chiese
Perché è interessante
La chiesa trecentesca racconta l’evoluzione religiosa del castello di Collemancio e il trasferimento del culto dall’antico sito di Urvinum Hortense.

All'interno del castello di Collemancio, si trova la chiesa di Santo Stefano, l'edificio sacro venne eretto nella seconda metà del XIV secolo per rispondere alle esigenze della comunità residente all'interno delle mura, sostituendo un precedente luogo di culto situato presso il sito di Urvinum Hortense, ormai strutturalmente compromesso. 
Sebbene non sia nota la data precisa di fondazione della parrocchia1, l'attività amministrativa è comprovata da registri comunali di Cannara relativi agli anni compresi tra il 1790 e il 1860. Dopo una fase di ammodernamento seicentesco, il tempio visse un lungo periodo di incuria fino al 1906, quando un intervento conservativo fu promosso dal parroco Alceste Baldaccini grazie a un finanziamento erogato dall'Economato di Firenze.

Chiesa di Santo Stefano di Collemancio - interno
Chiesa di Santo Stefano di Collemancio - interno

Architettonicamente, la facciata ha mutato il proprio orientamento durante il XVII secolo: l'accesso originale, posto un tempo nel vicolo frontale all'altare maggiore, è stato trasferito sul lato prospiciente la piazza. Esternamente spicca una torre campanaria di imponenti proporzioni. Sopra il portale primitivo, dotato di lunetta e sormontato da una finestra, l'architrave reca un'iscrizione del 1538 riferita a Francesco P. Plebani, anno in cui avvenne la dedicazione della chiesa a Santo Stefano, patrono e protettore del territorio di Collemancio.

Lo spazio interno è organizzato in una navata unica scandita da quattro archi a sesto acuto che sorreggono il tetto a capanna. Lungo il perimetro si trovano complessivamente quattro altari. Tra le testimonianze del passato classico, nell'area del presbiterio si conserva una colonna d'epoca romana, tradizionalmente ritenuta proveniente dai vicini scavi archeologici. Presso la porta della sacrestia sono collocate due credenze incassate, ornate con decorazioni dorate, che custodiscono diciotto reliquie e quattro busti di santi (Stefano, Crispolto, Vito e Lorenzo), tutti provvisti di autenticazione ufficiale e sigilli.

Le decorazioni pittoriche sono distribuite su più epoche e stili. Sulla parete di fondo, originaria controfacciata, rimangono tracce di affreschi del Quattrocento, tra cui una Madonna in trono con angeli musicanti e una scena della Crocifissione affiancata da San Giovanni Evangelista e San Sebastiano. Lungo le pareti laterali si susseguono vari apparati devozionali: a sinistra l'altare della Madonna del Rosario, datato settembre 1569 e voluto da Costanza Baglioni, e il fonte battesimale con una raffigurazione moderna del battesimo di Cristo; a destra si trovano l'altare della Madonna del Carmine (inizi XIX secolo) e quello dedicato ai santi Francesco Saverio, Francesco da Paola e Francesco d'Assisi. Presso la porta laterale, un ballatoio conserva lacerti di pitture murarie ormai frammentarie, identificabili con un'Incoronazione della Vergine e un angelo orante.

Il presbiterio, in posizione leggermente rialzata, ospita un altare maggiore impreziosito da una mostra lignea intagliata e dorata del XVII secolo. Al suo interno è inserita una tela di Benedetto Bandiera raffigurante l'Assunzione della Vergine, con i dodici apostoli e i santi Stefano e Barbara, quest'ultima con lo stemma dell'antico comune. Il dipinto presenta ancora oggi un danno visibile causato da un tentativo di restauro non professionale operato a metà del XIX secolo. Completano l'area presbiteriale due nicchie con le statue di Sant'Antonio Abate e San Rocco, quest'ultima donata dalla contessa Isabella Giampè nel 1895, oltre a una decorazione pittorica nella cornice superiore che ritrae evangelisti e santi tra cui San Francesco e San Matteo.2

Fonti e note

  1. 1

    "Il termine deriva dal greco paroikia, letteralmente "coloro che abitano intorno, vicinato"; fu utilizzato nella traduzione greca della Bibbia per indicare l'esilio degli ebrei in Babilonia (in senso religioso la parrocchia è dunque la condizione di esilio in cui i fedeli si trovano nella vita terrena). Nei primi secoli della cristianità la parrocchia era prevalentemente la comunità raccolta attorno ad un vescovo (quella che poi si chiamò "diocesi").
    A partire dal XII-XIII secolo il termine entrò in uso per indicare la chiesa di cura d'anime, nelle sue varie accezioni: istituzionale (i fedeli che vivono in un determinato territorio), territoriale (l'ambito territoriale stesso), edilizia (l'edificio sacro cui fanno riferimento i fedeli che vivono in quel territorio). Giunse così ad affiancare prima e a soppiantare il termine pieve (plebs), che fino ad allora aveva analogamente indicato le chiese battesimali dipendenti dal vescovo e aventi la pienezza dei diritti di cura d'anime (celebrazione del battesimo e dei funerali, presenza stabile di uno o più preti, riscossione della decima). Il passaggio da pieve a parrocchia talvolta fu una vera sostituzione, dato che le vecchie pievi (nate in età carolingia nel momento in cui si era reso necessario delimitare quali chiese avessero diritto alla decima, e da quali territori) furono abbandonate a favore di nuove chiese, più vicine ai nuovi centri abitati; in questo senso la parrocchia è il nuovo distretto di cura d'anime formatosi nel basso medioevo all'interno e a danno della pieve. Non è però infrequente che tra pieve e parrocchia ci sia stata perfetta continuità e si sia trattato di una semplice modifica di carattere terminologico (la chiesa che era nota come pieve cominciò a venir chiamata parrocchia)." **Citazione MLA:**

    Ministero della Cultura. *SIUSA - Parrocchia, sec. XII*. SIUSA - Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche,  
    https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=profist&Chiave=247. Visitato nel mese di dicembre 2025.
     

  2. 2

    Mercurelli Salari P., Annibali F., Cannara Collemancio e l'antica Urvinum Hortense, Fondazione Urvinum Hortense, 1998. pp. 111
    Ministero della Cultura. Parrocchia di Santo Stefano in Collemancio. SIUSA - Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, 
    https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=32343. Visitato nel mese di dicembre 2025.

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