Il Museo del Gioco e del Giocattolo di Perugia, situato nel quartiere di San Marco sotto la vecchia ciminiera della ex Fornace Galletti, è uno spazio unico nel panorama museale umbro, dedicato alla memoria ludica e all’educazione interattiva. Nato negli anni Settanta dall’iniziativa dell’architetto Luciano Zeetti, il museo ha attraversato diverse sedi prima di stabilirsi definitivamente nel 2012 in una struttura di circa 300 m², inaugurata ufficialmente nel 2015.
La collezione, composta da oltre tremila pezzi, abbraccia un arco temporale che va dal XVIII secolo agli anni Ottanta del Novecento. Tra i giocattoli esposti si trovano bambole di porcellana, trenini, robot, giochi di latta, marionette, burattini, strumenti ottici antichi, fonografi e auto a propulsione ad aria compressa. Una sezione speciale è dedicata a Pinocchio, con la prima edizione a puntate del celebre romanzo.
Il percorso museale è organizzato in nove aree tematiche che raccontano l’evoluzione del gioco e della società infantile: dai giochi popolari realizzati con materiali poveri, ai mestieri e alla scuola di un tempo, passando per cucine e negozi in miniatura, fantascienza e tecnica, spettacolo, campagna, città e spazio. L’allestimento è pensato per coinvolgere attivamente il visitatore: i giocattoli non sono chiusi in teche, ma disposti in ambienti narrativi che stimolano la memoria e la curiosità.
Il museo non è solo un luogo espositivo, ma anche uno spazio educativo e multisensoriale. I bambini possono partecipare a laboratori creativi e interagire con alcuni oggetti, mentre gli adulti trovano l’occasione per rivivere ricordi d’infanzia e riflettere sui cambiamenti culturali legati al gioco. Con l’ingresso nella gestione di Giulia Zeetti, figlia del fondatore, il museo ha rafforzato la sua missione didattica, collaborando con scuole ed enti culturali umbri.
Oggi, il Museo del Gioco e del Giocattolo di Perugia è considerato uno dei più completi d’Italia nel suo genere. È un viaggio nel tempo che racconta, attraverso il gioco, la storia dei bambini che siamo stati e della società che siamo diventati.