L’abbazia di San Sigismondo si trova nella zona di Ammeto, appena fuori dal centro abitato di Marsciano, su un rilievo che domina la confluenza tra il Nestore e il Tevere. Attorno agli edifici si estendono i terreni agricoli appartenenti al Sovrano Militare Ordine dei Cavalieri di Malta, proprietario dell’area nota anche come “Pian della Meta”.
La tradizione, riportata da Iacobilli1, attribuisce la fondazione del monastero ai primi anni dell’XI secolo per iniziativa di san Romualdo. Intorno al 1050 vi soggiornò san Pier Damiani, che secondo la storiografia locale avrebbe composto qui la *Vita Romualdi* e ricevuto la nomina a cardinale vescovo di Ostia.
Nel 1312 il complesso subì gravi danni durante il conflitto tra Todi e Perugia, aggravato dall’intervento delle truppe dell’imperatore Enrico VII. Alcuni decenni più tardi, nel 1368, l’abate di San Sigismondo assunse temporaneamente la guida dell’abbazia perugina di San Pietro, sostituendo l’abate Filippo Vibi; al suo rientro, l’abate di San Sigismondo ottenne dal Comune di Perugia una rendita annuale.
Nel 1379 papa Urbano VI assegnò l’abbazia ai Cavalieri dell’Ordine Ospitaliero di San Giovanni di Gerusalemme, divenuti nel 1530 Sovrano Militare Ordine dei Cavalieri di Malta. Il Quattrocento fu segnato da ripetute occupazioni militari: nel 1438 il monastero offrì rifugio ai sostenitori di Braccio Baglioni e fu poi devastato dalle truppe del cardinale Giovanni Maria Vitelleschi; lo stesso Vitelleschi vi si accampò nuovamente l’anno successivo, mentre nel 1440 vi sostò l’esercito del cardinale Ludovico Scarampi Mezzarota, che saccheggiò il territorio circostante.
Dopo l’Unità d’Italia, i beni dell’abbazia furono confiscati insieme a quelli delle corporazioni religiose soppresse, per poi tornare ai Cavalieri di Malta, che vi hanno sviluppato una fiorente azienda agricola.
Delle antiche strutture monastiche restano solo tracce, oggi completamente inglobate negli edifici agricoli. Gli ambienti residenziali, i magazzini e le rimesse si organizzano attorno a un’ampia corte centrale. All’esterno è ancora riconoscibile il retro della chiesa, molto trasformato nel tempo, con il campanile a vela che ne segnala l’originaria funzione religiosa.2
Fonti e note
- 1
Iacobilli, L., Vite de' Santi e Beati dell'Umbria e di quelli i corpi de' quali riposano in essa provincia, 3 voll., In Fuligno, presso Agostino Alterii, 1647-1661, I (1647), p. 477; II (1656), p. 29. citato da: Farnedi, G., Togni, N., Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria. Cesena: Centro Storico Benedettino Italiano, 2014. p.124
- 2
Farnedi, G., Togni, N., Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria. Cesena: Centro Storico Benedettino Italiano, 2014. pp. 123-124.