La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo dell'Abbazia di San Pietro in Valle fu compiuta in due epoche diverse: longobarda (sec. VIII) e romanica (sec. XI). La primitiva chiesa longobarda venne edificata da Faroaldo II all'inizio dell'VIII secolo: era costituita da una grande aula longitudinale con copertura a volta, pavimento a litostraton, terminante ad arco trionfale oltrepassato, a croce latina per la presenza del breve transetto e culminante in tre absidi nettamente scandite da pilastri angolari con capitelli classici.
Nell'abside centrale furono aperte due feritoie strombate all'interno e altre due ai lati nelle absidiole del transetto. Il presbiterio fu pavimentato ad opus tessellatum, come indica un frammento rimasto dietro l'altare, mentre le pareti furono adornate di affreschi della prima arte romanica, da parte della scuola spoletina. Presso il transetto di sinistra s'innalzò il quadrato campanile ad opera di rozze maestranze locali, secondo un lontano ricordo delle basiliche romane. Accanto alla chiesa si costruì il primo piano del chiostro, ov’era già il portale laterale.
Internamente fu fatta la ricognizione dei corpi dei Santi eremiti e dei Duchi. Fu ricomposto l'altarolo a cippo e sopra di esso il ciborio a colonne indicate dai vari frammenti. Davanti al presbiterio, per il numero aumentato dei monaci, fu recintata la schola o coro con plutei scolpiti inseriti in pilastri con scanalature, all'altezza di circa un metro, con ai lati due amboni per la lettura del lezionario, dell'Epistolario e del Vangelo. Sopra al recinto correva un frontone con iscrizione invitante i cieli e la terra, gli uomini e gli Angeli a cantare le lodi dell’opus Dei, come se ne leggono in cori benedettini: LAETAMINI COELI ET EXULTET TERRA ET ADORATE OMNES SANCII ANGELI DEI.
Oggi la chiesa si presenta a croce commissa, a unica navata con tetto a capriate, che si restringe verso il transetto rialzato concluso da tre absidi. L’avancoro, prima dell’abside centrale, è coperto da una volta a botte nei bracci del transetto e a crociera nella zona mediana dominata dal tiburio quadrangolare.
L’Altare Maggiore e il paliotto longobardo
Al centro del presbiterio si trova l’Altare maggiore, di fattura longobarda, caratterizzato da due paliotti e quattro pilastrini originariamente appartenenti al recinto presbiteriale della pergula. Il paliotto anteriore (m 1,20 × 0,93) mostra, tra due cornici di fuseruole, tre flabelli o girandole con croci palmate stilizzate o ornate di rosette, sostenuti da gambi a fuseruola. Negli interstizi compaiono due nicchie ornate in alto da rosette geometriche o da due colombi affrontati a un cantaro, e sotto due figure di oranti aureolate. I lati dei flabelli sono riempiti, a destra, da due racemi ondulati con foglie, e a sinistra dal seguito dell’iscrizione dedicata al Duca Hilderico (739-742): + HILDERICVS DAGILEOPA + IN HONORE(m) SCI PETRI ET AMORE SCI LEO(nis) ET SCI GRIGORII PRO REMEDIO AMI(animae) / VRSVS MAGESTER FECIT.
Le figure presenti nel paliotto sono state variamente interpretate: secondo alcuni rappresenterebbero Abramo e Abele1 in una scena di sacrificio; secondo altri, la figura che impugna un presunto stiletto sarebbe invece Orso, lo scultore autore dell’opera, identificato dalla firma Ursus magester fecit, mentre l’altra figura sarebbe il committente.2
Il testo aggiuntivo permette di precisare ulteriormente la lettura iconografica: la prima figurina da destra rappresenterebbe il Duca Hilderico nelle vesti militari, con la spada (scramasax), mentre l’altra lo mostrerebbe ormai monaco, nell’atto di ricevere i riti battesimali simboleggiati dal kantharos e dalle colombe. La lastra posteriore dell’altare è interamente decorata secondo la tipica tendenza altomedievale dell’horror vacui, con motivi longobardi quali fiori a sei petali, fuseruole, intrecci vegetali e fibbie.
Reperti archeologici e percorso museale
L’abbazia fa parte del circuito museale integrato insieme al Museo delle Mummie di Ferentillo. Il percorso di visita comprende la chiesa (X secolo), il chiostro (XII-XIII secolo) e la torre campanaria (XI-XII secolo), mentre il complesso abbaziale è oggi trasformato in residenza d’epoca.
All’interno della chiesa, di tipo basilicale, è conservata una ricca collezione di sarcofagi romani dei secoli II-IV d.C., utilizzati come sepolture per i santi eremiti Lazzaro e Giovanni, per il Duca Faroaldo II e per i suoi successori. Le scene scolpite rimandano ai primi culti cristiani e costituiscono una delle più importanti raccolte di sarcofagi romani dell’Umbria.
Lungo le pareti della navata sono esposti numerosi reperti archeologici di età romana, longobarda e carolingia, la cui sistemazione attuale risale ai restauri degli anni Trenta. Dietro l’altare si conserva un pavimento musivo altomedievale, realizzato con tessere e marmi romani, raffigurante una croce gemmata.
Affreschi medievali
Sulle pareti della sala si conserva un ciclo di affreschi del XII secolo, tra le testimonianze più significative della pittura romanica dell’Italia centrale. Si tratta di una lunga serie di scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, organizzate in tre registri entro una finta architettura con colonne su stilobati, in prospettiva di sporgenza su beccatelli, simile a quella della Chiesa superiore di San Francesco. Lo zoccolo inferiore era decorato con specchi marmorizzati, disegni a ferrate e clipei; in alto corre una finta trabeazione con mensole affogliate alternate a lacunari ornati di grifi, pesci e uccelli.
Si distinguono due mani e due fasi del XII secolo: al primo periodo appartengono i registri del Vecchio Testamento, mentre alla fine del secolo, nella cerchia di Sotius, risalgono gli episodi del Nuovo Testamento.3
Ulteriori affreschi dei secoli XV e XVI sono presenti nelle pareti di fondo, nei transetti e nell’abside centrale.
La torre campanaria
Al braccio nord del transetto è addossata la torre campanaria, costruita successivamente alla chiesa, presumibilmente tra XI e XII secolo, secondo modelli laziali. È realizzata in muratura mista dicroma (pietra, malta e laterizi) e presenta marcate divisioni orizzontali con cornici marcapiano in laterizio a dentelli e beccatelli, archetti ciechi e mattoni a dente di sega. Le pseudo-bifore con ghiera in cotto poggiano sulle cornici, mentre la terminazione piatta richiama la tradizione romana, in contrasto con i campanili lombardi a sviluppo verticale e coronamento piramidale. Sulle facciate sono murati numerosi frammenti longobardi.
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La chiesa fa oggi parte della Residenza d'epoca Abbazia di San Pietro in Valle.9
Fonti e note
- 1
Cfr. Fabbi, A. (1971). Antichità Umbre. Spoleto: arti grafiche Panetto & Petrelli. p.267
- 2
In questo senso cfr. Dell'Acqua, F. (2004). Ursus «magester»: uno scultore di età longobarda. In E., Castelnuovo, Artifex bonus - Il mondo dell'artista medievale. Roma-Bari: Laterza.
- 3
Fabbi, A. (1971). Antichità Umbre. Spoleto: arti grafiche Panetto & Petrelli. p.269
- 4
Fabbi, A. (1971). Antichità Umbre. Spoleto: arti grafiche Panetto & Petrelli. pp.266-276.
- 5
Tarchi, U. (1937). L'arte nell'Umbria e nella Sabina. Vol. II Periodo cristiano-romanico. Milano: F.lli Treves Editori. Tav. XCVII, XCVIII, XCIX, C.
- 6
Sperandio, B. (2001). Chiese romaniche in Umbria. Perugia: Quattroemme. pp.389-390
- 7
Gigliozzi, M.T. (2000). Architettura romanica in Umbria. Edifici di culto tra la fine del X e gli inizi del XIII secolo. Roma: edizioni Kappa. pp.47-49.
- 8
Open Data Regione Umbria (https://dati.regione.umbria.it/)
- 9
Maggiori informazioni al sito http://www.sanpietroinvalle.com/ sul quale è anche visibile una photogallery dell'edificio religioso