Il Cimitero-Museo "Le Mummie di Ferentillo" si trova nella cripta della chiesa di Santo Stefano, al centro di Ferentillo, nel borgo di Precetto. L’edificio sacro, costruito nel XVI secolo nell’ambito degli interventi urbanistici promossi dalla famiglia Cybo, venne innalzato sopra una precedente chiesa medievale del XIII secolo, situata a un livello inferiore. Quest’ultima, non demolita, fu inglobata nella nuova struttura e trasformata in cripta sepolcrale.
L’ambiente sotterraneo presenta dimensioni di circa 24 metri di lunghezza, 9 di larghezza e 25 di altezza. Sul lato destro si aprono quattro finestre che garantivano una costante ventilazione, mentre il lato sinistro è costituito da roccia viva. L’accesso avviene attraverso un portale in pietra che introduce a un piccolo vano, probabilmente l’antica abside. Sulla parete sud sono ancora visibili frammenti di affreschi.
Per sostenere la chiesa superiore furono costruiti pilastri centrali che suddividono lo spazio in due ambienti, corrispondenti all’antica navata e alle aree laterali.
Dal XVI secolo fino all’Ottocento la cripta fu utilizzata come luogo di sepoltura per gli abitanti di Precetto. Non tutti venivano deposti in bara: l’uso dipendeva dallo status sociale, mentre i sacerdoti venivano tumulati nelle pareti. L’Editto napoleonico di Saint Cloud, esteso all’Italia nel 1806, pose fine alle inumazioni all’interno dei centri abitati; l’ultima sepoltura nella cripta risale al 18 maggio 1871.
Le esumazioni avviate dopo l’editto portarono alla scoperta di numerosi corpi mummificati in modo naturale. Le salme, di colore giallastro, apparivano leggere e ben conservate: la pelle, simile alla pergamena, era completamente essiccata, mentre organi interni e muscoli risultavano quasi del tutto ridotti. In diversi casi erano ancora presenti capelli, unghie e altri dettagli anatomici. Documenti ottocenteschi attestano che alcuni individui tenevano in mano rosari, amuleti o medaglie, e che alcuni portavano al collo cartigli con massime sulla morte e la resurrezione. A ciascun corpo è associata una storia tramandata da archivi ecclesiastici e tradizioni orali: tra queste, un soldato napoleonico morto impiccato, due sposi cinesi giunti a Ferentillo in circostanze ignote, una madre deceduta durante il parto con il neonato, una contadina con l’abito ancora integro, l’avvocato del paese ucciso e un individuo noto come “il gobbo Severino”.1
Il fenomeno attirò l’interesse di studiosi già dalla metà del XIX secolo. Tra i primi ricercatori figurano i medici Carlo Maggiorani e Aliprando Moriggia, affiancati dal chimico Vincenzo Latini, che analizzò il terreno rilevando una composizione ricca di sali di calcio, calcare e argilla. Secondo questi studi, la natura igroscopica del suolo favoriva la disidratazione dei corpi, mentre l’ambiente fresco e asciutto, ventilato dalle finestre, contribuiva al processo. Gli studiosi ipotizzarono anche un possibile ruolo di funghi, analogamente a quanto osservato nelle mummie di Venzone, e la presenza di ossido di calcio potrebbe aver influito sull’inattivazione degli enzimi responsabili della decomposizione.
Nel XX secolo un’analisi biomedica su cinque individui rivelò che, nonostante la buona conservazione generale, erano presenti segni iniziali di decomposizione, come la perdita dell’epidermide. Fonti storiche e reperti materiali indicano inoltre che furono condotti esperimenti con animali per comprendere il processo: due uccelli mummificati sono tuttora esposti.
La cripta conserva oggi 24 mummie umane — uomini, donne e bambini — insieme a dieci teste mummificate, oltre 270 teschi, una bara sigillata e due volatili. Alcuni esemplari furono trasferiti al Museo Anatomico dell’Università di Perugia, mentre altri vennero sezionati durante le prime indagini scientifiche. Le mummie sono esposte in teche di legno o metallo con vetri, prevalentemente in posizione eretta; altre sono collocate orizzontalmente. Un grande scaffale metallico ospita i numerosi teschi, con ossa sparse nella parte retrostante.
L’interesse crescente verso questo luogo portò nel 1992 a un intervento di musealizzazione che introdusse nuove teche e un percorso espositivo. Oggi il Museo delle Mummie di Ferentillo è uno dei siti museali più visitati dell’Umbria e continua a essere oggetto di studio, in particolare grazie alle ricerche coordinate dal Dott. Dario Piombino‑Mascali..2Il museo aderisce al progetto LA VALLE INCANTATA
Fonti e note
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"La storia delle mummie nel museo di Ferentillo.” Avvenire, HTTPS://www.avvenire.it/agora/cultura/la-storia-delle-mummie-nel-museo-di-ferentillo_16373 Visitato nel mese di gennaio 2026
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Dario Piombino‑Mascali. "Mummies of Ferentillo", in: Cardin, Matt, editor. Mummies around the World: An Encyclopedia of Mummies in History, Religion, and Popular Culture. ABC‑CLIO, 2014, pp. 233–235.