Eremo di Santa Illuminata

Comune: Guardea
Architettura secondo il periodo: Architettura romanica
Edifici religiosi: Abbazie, eremi, monasteri
Aneddotica: Elementi taumaturgici
Eremo Francescano di Santa Illuminata
Eremo Francescano di Santa Illuminata

L’eremo di Santa Illuminata si trova in un’area boscosa tra Alviano e Guardea, lungo l’antico tracciato della via Amerina. L’insediamento sorge su un affioramento di travertino ai piedi del Monte Civitelle, vicino a una sorgente, in un contesto naturale che ha favorito nei secoli la vita eremitica. Poco distante si apre la cosiddetta Grotta di San Francesco, legata alla tradizione francescana locale.

Secondo gli Annalisti camaldolesi, l’origine dell’eremo risalirebbe al 1007 e sarebbe collegata alla figura di san Romualdo, che avrebbe dedicato il luogo a santa Illuminata, martire dell’area tuderte. Attorno al primo nucleo eremitico si sviluppò un cenobio camaldolese attivo per circa due secoli, anche se le testimonianze documentarie sulla presenza stabile dei monaci e sui rapporti con Camaldoli sono limitate. Una diversa interpretazione, proposta da Raffaele Pastura, attribuisce invece la fondazione a san Brunone di Colonia, iniziatore dell’Ordine certosino.

Agli inizi del XIII secolo il complesso passò ai Frati Minori, che lo mantennero fino alla metà del Seicento. La chiesa ricevette indulgenze da papa Niccolò IV nel 1291 e nel 1372 fu destinataria di lasciti da parte della famiglia degli Alviano, che vi aveva sepolture. Dopo un restauro nel 1635, l’eremo fu soppresso nel 1652 da Innocenzo X perché la comunità non raggiungeva il numero minimo di religiosi. I beni furono assegnati alla parrocchia di Santa Maria dell’Olmo di Amelia e, nel 1795, venduti ai Salusti di Guardea. Nonostante il progressivo degrado, alcuni eremiti continuarono ad abitare il luogo fino ai primi anni dell’Ottocento, mentre la chiesa rimase officiata dai Cappuccini di Lugnano in Teverina fino al 1830. L’edificio, ormai pericolante, fu chiuso nel 1869 e da allora non vi furono più celebrazioni.

La tradizione francescana attribuisce a san Francesco un periodo di permanenza in una grotta vicina all’eremo, dove avrebbe dormito su un grande masso di travertino. Il giaciglio, levigato dall’uso dei devoti che vi si stendevano per ottenere guarigione, è ancora visibile e reca un’incisione seicentesca,  LECTULUS B. FRANCISCI (giaciglio del beato Francesco), che ricorda il santo. Divenne oggetto di venerazione anche una sorgente che sgorgava accanto alla grotta la cui acqua è citata in documenti antichi come miracolosa, la sorgente esiste ancora celata nel folto della vegetazione.

Nel corso dei secoli il luogo accolse anche altre figure di rilievo spirituale, come il beato Giovanni Tientalbene, morto nel 1255, e il beato Giovanni d’Alviano, deceduto nel 1313. Particolarmente venerato è il beato Pascuccio da Todi, della famiglia Atti, nato nel 1435 e considerato compatrono di Guardea; dopo la chiusura della chiesa, il suo corpo fu trafugato e poi restituito, e oggi è conservato nella parrocchiale del paese.

Dell’antico complesso monastico rimangono solo alcuni elementi della chiesa romanica: parte dell’abside, lo spaccato dell’arco trionfale e la parete sinistra. Il resto dell’edificio era ridotto a rudere. Le descrizioni anteriori al crollo ricordano un presbiterio, tre altari e la presenza di dipinti e affreschi nelle cappelle. Dal monastero proveniva anche una stele in travertino dell’XI secolo decorata con motivi zoomorfi e geometrici, oggi perduta.

La chiesa ospitava le sepolture di membri delle famiglie Baschi, Alviano e, secondo i registri più antichi, anche di Guardea. Fino a tempi recenti vi si conservava un sarcofago in travertino con il nome di Pantesilea e due stemmi, attribuito da alcuni studiosi a Pantesilea Baglioni, seconda moglie del condottiero Bartolomeo d’Alviano.1

L'intero complesso, convento ed Eremo, è stato completamente restaurato fra il 2023 e il 2024 con contributi del Gal Ternano, finalizzati alla riqualificazione di percorsi e itinerari a fini turistici, e all’impiego di risorse da parte del Comune di Guardea, tra cui quelle provenienti dalla Strategia Nazionale Aree Interne – Accordo di Programma Quadro Area Interna Sud-Ovest Orvietano, 2

 

Fonti e note

  1. 1

    Farnedi, G., Togni, N. (2014). Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria: Cesena: Centro Storico Benedettino Italiano, 2014. pp. 307-308.

  2. 2

    "La ricostruzione è stata curata dall’architetto Franco Della Rosa. Tra le maestranze locali coinvolte Alessandro Gubbioni, falegname di Avigliano Umbro, che si è occupato di porte e finestre della chiesa. Quelle dell’edificio, invece, sono opera di Flavio Tassini di Guardea. Tiziano Anselmi, Giuliano Lagrimini, Enrico Innocenzi e Sergio Muzi si sono occupati della ricostruzione del campanile a ventola a due fornici per la campana mezzana e quella dei rinterzi. L'inaugurazione e la benedizione della chiesa avranno luogo sabato 13 aprile" Orvietonews.it. “Ultimato il restauro, si inaugura l’Eremo Francescano di Santa Illuminata. Orvietonews, 9 apr. 2024, https://www.orvietonews.it/eventi/2024/04/09/ultimato-il-restauro-si-inaugura-l-eremo-francescano-di-santa-illuminata-108053.html . Visitato nel m ese di gennaio 2026.  

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