Oratorio di Santa Maria dei Bianchi

Architettura secondo il periodo: Architettura manierista
Edifici religiosi: Oratori

L’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi, situato nel cuore di Città della Pieve, affonda le proprie radici nel fervore religioso medievale. La sua storia è strettamente legata alla confraternita dei Disciplinati, attiva già nel XIII secolo e insediata presso una piccola chiesa dedicata alla Madonna, un tempo annessa a un ospedale lungo la Via del Casalino. Questi gruppi di laici, riconoscibili dalle vesti bianche e dediti a pratiche penitenziali, svolgevano un ruolo fondamentale nell’assistenza ai malati e nell’accoglienza dei pellegrini, sostenuti da donazioni e lasciti.

Perugino: Adorazione dei Magi di Città della Pieve
Perugino: Adorazione dei Magi di Città della Pieve

All’interno dell’oratorio si conserva uno dei capolavori più celebri di Pietro Perugino: l’Adorazione dei Magi, realizzata nel 1504 sulla parete di fondo. Due documenti autografi del pittore testimoniano il compenso per l’opera, significativamente ridotto in segno di affetto verso la città natale. Nel 1504 la confraternita dei disciplinati (o Santa Maria dei Bianchi) di Città della Pieve, paese natale del Perugino avviava infatti trattative con il pittore per la frescatura della parete dietro l’altare del suo oratorio. Da Perugia dove aveva casa risponde che la richiesta poteva esser soddisfatta dietro un compenso di 200 fiorini, ma si diceva disposto “como paisano” ad accettare l’incarico per 100. I committenti dichiararono di non potersi permettere neppure questa somma sicché in un’altra lettera Perugino aggiunse che avrebbe ridotto la cifra a 75, chiedendo che fossero venuti a prenderlo subito con una mula, perché era pronto a mettersi al lavoro.
Nel 1600, durante un soggiorno a Città della Pieve, papa Clemente VIII elevò la chiesa a parrocchia tramite la bolla *In Supereminenti*. Nei secoli successivi, l’edificio e il grande affresco furono oggetto di numerosi interventi conservativi. Già nel Seicento l’umidità aveva iniziato a compromettere la superficie pittorica, spingendo i confratelli a tentare soluzioni che, pur ben intenzionate, si rivelarono inefficaci o addirittura dannose, come l’installazione di telai lignei e l’uso frequente di un camino retrostante.

Nel 1652 la confraternita venne aggregata a quella romana del Gonfalone, assumendone il nome, e nel 1679 l’oratorio fu solennemente consacrato dal vescovo Carlo Muti. L’Ottocento vide ulteriori trasformazioni: nel 1818 fu sostituita la copertura originaria con una volta in muratura, mentre nel 1833 si procedette a un ampio risanamento degli ambienti, alla rimozione delle sepolture e all’apertura di una grande finestra per migliorare l’aerazione e preservare il dipinto.

Anche nel Novecento non mancarono interventi: nel 1901 furono risolti problemi di umidità e drenaggio; nel 1959 venne installato un nuovo impianto di illuminazione dedicato all’affresco; nel 1967 e nel 1975 la Soprintendenza umbra eseguì lavori di manutenzione, rifacimento delle coperture e consolidamento strutturale.

Architettonicamente l’oratorio presenta una pianta quasi quadrata, con due piccole aperture laterali che conducono alla sacrestia, di dimensioni analoghe all’aula principale e collegata alla chiesa adiacente. Lo spazio interno è coperto da una volta a vela, sostenuta da quattro arcate laterali che poggiano su un cornicione continuo, interrotto soltanto in corrispondenza della parete affrescata. Le paraste laterali, di ordine composito, scandiscono ritmicamente le superfici murarie.

L’edificio è inglobato nel tessuto urbano compatto e mostra verso la strada un’unica facciata in laterizio, caratterizzata da un portale in arenaria con mensole e timpano spezzato, sormontato da una grande finestra priva di decorazioni. Il pavimento è attualmente coperto da un’ampia pedana lignea.

Sulla parete di fondo domina l’affresco del Perugino, incorniciato da elementi che testimoniano un’antica configurazione dell’aula, probabilmente più semplice e di diversa ampiezza rispetto all’assetto attuale.1

La chiesa è parte di un circuito museale che si articola lungo un percorso cittadino che include anche il palazzo della Corgna, il Museo Civico Diocesano di Santa Maria dei Servi, la cattedrale, la chiesa di San Pietro e l'oratorio di San Bartolomeo.2

 

Fonti e note

  1. 1

    Oratorio di Santa Maria dei Bianchi – Città della Pieve. Chiese Italiane, Conferenza Episcopale Italiana, Uultima modifica: 18/12/2015 https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=3336 . Visitato nel mese di dicembre 2025.

  2. 2Fonte: Open Data Regione Umbria (https://dati.regione.umbria.it/)
    Valutazione:
    Valuta questa risorsa
    Valuta questa risorsa
    0