Il complesso abbaziale di San Nicolò di Campolongo sorge su un’altura in località Pioppo, a sud‑est di Valfabbrica, in prossimità del confine con il Comune di Assisi. L’area è attraversata dal Sentiero Francescano che collega Assisi a Gubbio e domina il tratto in cui il fosso di Paganzano confluisce nel Rio Grande, un corso d’acqua caratterizzato più a monte da profonde forre scavate dall’erosione.
La tradizione attribuisce la fondazione del monastero ai Longobardi, che avrebbero insediato una comunità benedettina maschile nell’VIII secolo, in un’area strategica per il controllo della valle del Chiascio. La prima testimonianza documentaria certa risale però al 1066, anno in cui compare un atto di donazione di un terreno al monastero di San Nicolò, indicato come situato nel luogo detto “Vepre”. Il toponimo, che richiama un’area ricoperta da vegetazione spontanea e arbusti, ricorre anche nel catasto del 1475, confermando l’identificazione con l’attuale Campolongo. Nel 1198, una bolla di Innocenzo III confermò al vescovo di Assisi la giurisdizione sulla chiesa e sul monastero, accanto al quale era già sorto un ospizio.
Nel XIV secolo iniziò un lento declino: la comunità si ridusse e, dal 1413, la guida del monastero passò ad abati commendatari. Tra questi compaiono figure di rilievo come il francescano Niccolò Vannini, vescovo di Assisi, e vari ecclesiastici legati alla Curia.
Nonostante la crisi, intorno al 1470 l’abbazia amministrava ancora numerose chiese e cappelle del territorio, ciononostante lo stato di decadenza spinse Sisto IV a sopprimere la comunità benedettina: nel 1476 il complesso fu assegnato ai Frati Conventuali di Assisi, che ne mantennero la proprietà fino alle soppressioni del 1860.
Dopo una prima restituzione nel 1895, i frati furono costretti a vendere l’intero patrimonio nel 1928 per reperire i fondi necessari al riacquisto del Sacro Convento di Assisi. La badia passò così alla ditta Pino e Rossi‑Erba di Brescia.
Oggi gli edifici sono stati trasformati in strutture ricettive.
Della chiesa originaria resta soltanto l’abside. L’edificio fu profondamente rimaneggiato alla fine del XVI secolo e, nel 1952, ulteriori restauri modificarono in modo significativo la facciata e l’interno, dove si possono ammirare:
- un affresco con la Crocifissione, attribuito a Dono Doni;
- un affresco con lo stemma dei Francescani sulla controfacciata1.
Fonti e note
- 1
Farnedi, G., Togni, N., Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria: Cesena : Centro Storico Benedettino Italiano, 2014. pp. 271-273.
Guarino, F., Melelli, A., Abbazie benedettine in Umbria, Perugia. Quattroemme. 2008, p. 177.