L’ex abbazia di Santo Stefano di Gallano sorge sul versante sud‑orientale della Valtopina, immersa in un’area boscosa e leggermente elevata rispetto al fondovalle attraversato dalla via Flaminia.
Il complesso, identificato nelle fonti medievali con il castello di Gallano, rappresenta uno dei più antichi insediamenti monastici della zona, con una prima attestazione documentaria risalente al 1086. La sua origine è legata alla famiglia comitale degli Atti di Nocera Umbra: il primo abate noto, Berardo, figlio di Gerardo, apparteneva alla stessa stirpe fondatrice ed è documentato nel 1132.
Tra XII e XIII secolo Santo Stefano esercitò un ruolo di rilievo nella valle del Topino, come dimostrano le bolle papali che ne riconobbero la giurisdizione su numerose chiese del territorio. Le vicende politiche dell’epoca, segnate dai conflitti tra Comuni e Impero, costrinsero i monaci ad abbandonare temporaneamente il complesso intorno al 1191; il rientro avvenne pochi anni dopo, accompagnato da interventi di fortificazione per garantire maggiore sicurezza.
Nel 1291, con l’accordo del vescovo di Foligno, l’abate Bonanno di Benvenuto chiese l’unione del monastero all’abbazia di Santa Croce di Sassovivo, alla quale passarono parte delle chiese e dei benefici della Valtopina. La dipendenza da Sassovivo durò fino al 1350, quando la comunità monastica lasciò definitivamente Gallano per trasferirsi presso la casa madre. Da quel momento la chiesa e la parrocchia furono affidate a un rettore secolare nominato dal cardinale commendatario di Sassovivo.
Con le soppressioni del 1860 il complesso fu alienato dallo Stato italiano e acquistato dalla famiglia Basili, che ne conserva ancora la proprietà. In seguito al passaggio in mani private, gli edifici monastici furono adattati a funzioni rurali e agricole, uso che proseguì fino al 1960, quando iniziarono a essere abbandonati. Il terremoto del 26 settembre 1997 provocò il crollo e la distruzione delle strutture superstiti; nei decenni successivi l’intero complesso è stato oggetto di una ricostruzione completa, che ha restituito continuità architettonica a un sito profondamente segnato dal tempo e dagli eventi sismici1.
Oggi il complesso è struttura ricettiva.
Fonti e note
- 1
Farnedi, G., Togni, N., Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria: Cesena : Centro Storico Benedettino Italiano, 2014. pp. 284-287.
Guarino, F., Melelli, A., Abbazie Benedettine in Umbria, Perugia, Quattroemme, 2008. pp. 182.