Abbazia di Santa Croce di Sassovivo

Comune: Foligno
Architettura secondo il periodo: Architettura romanica
Edifici religiosi: Abbazie, eremi, monasteri

Immersa in un fitto bosco di lecci, roveri, pini d’Aleppo e ginepri, l’abbazia di Santa Croce di Sassovivo domina dall’alto la Valle Umbra, a pochi chilometri da Foligno. Il complesso monastico si trova in un’area ricca di acque sorgive, lungo le pendici del Monte Serrone, in un contesto naturale che ha favorito fin dalle origini la vita eremitica e comunitaria dei monaci. 

Abbazia di Santa Croce di Sassovivo
Abbazia di Santa Croce di Sassovivo

La fondazione risale agli anni tra il 1070 e il 1080, quando Mainardo — eremita legato probabilmente all’abbazia di Sitria — si stabilì presso la piccola chiesa di Santa Maria de Vecli, identificata con l’attuale cripta del Beato Alano. Da questo primo nucleo prese forma una comunità che, nel giro di pochi anni, si trasferì in un fortilizio donato dai conti di Uppello. 
La trasformazione della residenza fortificata in monastero richiese oltre un secolo e mezzo, durante il quale Sassovivo consolidò la propria autonomia e il proprio patrimonio. Nel XII secolo l’abbazia controllava un vasto sistema di chiese, ospedali e dipendenze distribuite tra Umbria, Tuscia e Marche, come attestato dal diploma di Innocenzo II del 1138.

Tra XIII e XIV secolo il complesso raggiunse la sua forma monumentale. L’ampliamento della chiesa, la costruzione dei dormitori e degli ambienti di servizio prepararono lo spazio per il grande chiostro cosmatesco, avviato nel 1229 dall’abate Angelo e realizzato dal maestro romano Pietro de Maria. Le colonne binate, gli archi a tutto sesto e la trabeazione marmorea con inserti musivi costituiscono uno degli esempi più raffinati di scultura romanica in Umbria.

Dal tardo Trecento iniziò un lento declino, aggravato nel XV secolo dal passaggio in commenda e dalla soppressione della Congregazione di Sassovivo. Gli Olivetani, insediati dal 1486, portarono nuova vitalità, ma le soppressioni napoleoniche del 1807 e quelle postunitarie del 1860 determinarono la dispersione del patrimonio e il passaggio degli edifici al demanio, alla Mensa vescovile e a privati.

Nel Novecento il complesso conobbe una nuova stagione di cura: prima con il ritorno temporaneo dei Benedettini (1945–1950), poi con l’arrivo, dal 1979, dei Piccoli Fratelli della comunità Jesus Caritas, che ancora oggi custodiscono l’abbazia. Importanti restauri strutturali e artistici furono avviati negli anni Ottanta e proseguiti dopo il sisma del 1997.

Abbazia di Santa Croce di Sassovivo

Dal punto di vista architettonico il complesso è racchiuso da una cinta muraria e articolato attorno a due chiostri:  
- il chiostro romanico superiore, affiancato dalla chiesa e dagli antichi dormitori;  
- il chiostro inferiore, collegato alla residenza abbaziale e agli ambienti destinati un tempo a pellegrini e infermi.

La chiesa, di origine XI secolo, conserva tracce delle trasformazioni medievali e rinascimentali. La cripta, un tempo custode delle reliquie di san Marone, testimonia la fase più antica del culto. Accanto all’ingresso si apre la Loggia del Paradiso, già documentata nel 1288, un tempo decorata da pitture monocrome trecentesche.

Il refettorio monumentale, accessibile dal chiostro, presenta sulla parete di fondo un grande affresco dell’Ultima Cena datato 1595.

A breve distanza dall’abbazia si trova la **Cripta del Beato Alano**, ciò che resta della primitiva chiesa di Santa Maria della Valle, primo insediamento della comunità monastica1.

Fonti e note

  1. 1

    Farnedi, G., Togni, N., Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria: Cesena : Centro Storico Benedettino Italiano, 2014. pp. 54-60.
    Casagrande, G., "Monaci.e Ordini ,Mendicanti nell'Umbria del secolo XIII", in: Menestò,E. (a cura di), L'Umbria nel XIII .secolo, Spoleto, Fondazione CISAM, 2011, pp. 48-50.
    Sperandio, B., Chiese romaniche in Umbria. Perugia: Quattroemme. 2001. pp.69-70
     

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