Anfiteatro romano di Interamna Nahars

Comune: Terni
Architettura secondo il periodo: Architettura romana
Perché è interessante
L’anfiteatro romano di Terni è una delle strutture antiche meglio conservate della città: testimonia la monumentalizzazione di Interamna Nahars in età giulio‑claudia e il successivo riuso che ne ha preservato l’impianto ellittico originario.
Illustrazione dell'Anfiteatro romano visto dall'alto
Anfiteatro romano di Interamna Nahars

L’anfiteatro romano di Terni (Interamna Nahars) si trova nel quartiere Duomo, una zona della città meno interessata dalle trasformazioni di età moderna. L’edificio è collocato lungo il margine sud-occidentale dell’abitato antico, immediatamente all’interno della cinta muraria municipale e in prossimità della porta da cui la diramazione orientale della Via Flaminia accedeva alla città. Questa posizione, interna alle mura ma periferica rispetto al centro abitato, agevolava la gestione dei flussi di spettatori richiamati dagli spettacoli.

Il monumento è la struttura di età romana meglio conservata a Terni ed è tuttora oggetto di indagini archeologiche. Nonostante la sovrapposizione di edifici medievali e moderni – tra cui il palazzo vescovile, la Curia e l’ex chiesa della Madonna del Carmine – l’impianto ellittico è ancora leggibile nella sua interezza, con dimensioni di circa 98,50 × 73 metri e alzati che in alcuni tratti raggiungono i 10 metri. Le murature conservano ampi lacerti di opus reticulatum, spesso impostato in bicromia mediante elementi piramidali di pietra sponga e calcare disposti su filari alternati, soluzione che in origine accentuava l’effetto decorativo delle superfici a vista.

L’anfiteatro è noto tradizionalmente con il nome improprio di “Fausto”, per via di un’iscrizione riferita a Fausto Tito Liberale, sevir augustale, rinvenuta nel XV secolo e a lungo interpretata come dedica del monumento. Studi più recenti hanno chiarito che il testo epigrafico non riguarda la costruzione dell’anfiteatro, ma verosimilmente un diverso contesto sacro, e che l’attribuzione del ruolo di committente a Fausto è priva di fondamento. Una copia dell’epigrafe che ricorda la nascita dell’insediamento protourbano di Interamna nel VII secolo a.C. è oggi collocata sulla facciata del complesso, mentre l’originale è conservato presso il Museo Archeologico del CAOS1.

Le tecniche edilizie impiegate – in particolare l’opus reticulatum bicromo – le caratteristiche architettoniche e strutturali e i risultati delle ricerche archeologiche collocano la realizzazione dell’anfiteatro in età giulio-claudia, nell’ambito del programma di monumentalizzazione di Interamna Nahars. Nel corso dei secoli, parti delle murature furono inglobate nelle strutture del palazzo vescovile e della chiesa della Madonna del Carmine, senza alterare l’andamento ellittico originario, che rimase il riferimento per gli edifici successivi.

Gli scavi, in particolare quelli condotti negli ultimi decenni, hanno permesso di riconoscere con maggiore precisione l’organizzazione interna dell’edificio: la galleria perimetrale, l’anello di setti radiali destinati a sostenere la cavea, l’ambulacro interno e una seconda fascia di ambienti radiali. Dell’elevato è oggi visibile soltanto il piano terreno, ma una testimonianza grafica del XV secolo documenta l’esistenza di un ordine superiore con aperture architravate. L’insieme delle strutture superstiti offre un quadro significativo dell’architettura anfiteatrale romana e del suo inserimento nel tessuto urbano antico di Terni2.

Fonti e note

  1. 1

    Informazione presente anche nella cartellonisitica locale

  2. 2Fonte: Open Data Regione Umbria (https://dati.regione.umbria.it/)
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