La chiesa di Santa Maria Maggiore affonda le proprie origini nel Medioevo e si sviluppa su strutture di età romana, come attestano i resti antichi conservati all’interno e all’esterno dell’edificio.
La sua fondazione non è documentata con precisione, ma già nel 1025 risulta legata ai camaldolesi e nel XII secolo dipendeva dall’abbazia di San Silvestro di Collepino, come ricordano gli stemmi quattrocenteschi murati sulla facciata.
La costruzione venne completata nella seconda metà del XIII secolo, mentre tra Quattrocento e Cinquecento la chiesa fu oggetto di importanti trasformazioni: vennero realizzate la sacrestia, il porticato e soprattutto la Cappella Baglioni, oltre al ciborio dell’altare maggiore. Nel 1513, dopo i lavori di rinnovamento, l’edificio fu dedicato a Maria Assunta. Nei decenni successivi si aggiunsero i due campanili e, nel 1644, la facciata venne ricostruita più avanzata rispetto a quella romanica. Tra XVII e XX secolo si susseguirono interventi di restauro, culminati nel Novecento con opere strutturali, rifacimenti e consolidamenti, fino ai lavori più recenti legati al miglioramento sismico dopo il 1997.
Architettonicamente l’edificio presenta una pianta a croce latina con un’unica navata voltata a crociera e un’abside poligonale. Ai lati del transetto si aprono due cappelle: quella del Sacramento, risalente al 1478, e quella del Crocifisso, datata 1560, accanto alla quale una porta cinquecentesca introduce in un ambiente un tempo adibito a piccola pinacoteca.
La navata è scandita da sette altari, frutto dell’ampio intervento seicentesco che ha ridefinito l’aspetto interno attraverso una decorazione plastica continua ma equilibrata, considerata uno dei migliori esempi della scultura ornamentale umbra del periodo.
La facciata attuale, avanzata di diversi metri rispetto a quella medievale, risale alla metà del Seicento e riutilizza materiali della costruzione precedente. Il portale conserva elementi romanici originali, come lo stipite sinistro e l’architrave, con bel fregio e girali d’acanto, attribuiti a Binello e Rodolfo, due scalpellini attivi tra XII e XIII secolo tra Foligno e Bevagna, mentre altre parti mostrano un gusto più vicino ai modelli classicheggianti diffusi nell’area spoletina.
Alla sinistra della fronte si riconosce la base del campanile romanico, sotto il quale sono state collocate due colonne marmoree di epoca romana (poste all'inizio del secolo) che probabilmente furono utilizzate nelle varie fasi architettoniche della chiesa.
La struttura muraria è in pietra, con coperture a falde e volte a crociera. La navata centrale è sostenuta da un sistema di capriate metalliche e solaio in lamiera e calcestruzzo, appoggiate su un cordolo in cemento armato che corre lungo i muri perimetrali. Le pavimentazioni dell’aula e del presbiterio sono in cotto quadrato.
Il patrimonio artistico della chiesa è particolarmente ricco. All’ingresso si conserva l’altare funerario romano di Gaio Titenio Flacco, oggi trasformato in acquasantiera, affiancato dal battistero rinascimentale realizzato da Gasparino da Val di Lugano. Lungo la navata si incontra il pulpito in pietra arenaria del 1545, opera di Simone da Campione.
Il fulcro decorativo dell’edificio è la Cappella Baglioni, commissionata nel 1500 e interamente affrescata dal Pinturicchio. Il Pinturicchio nel 1500 viene chiamato a Spello da Troilo Baglioni, Priore della Canonica di Santa Maria Maggiore, per affrescare le pareti di una cappella della chiesa che di li a poco sarebbe diventata l’unico esempio di superba pittura della rinascenza italiana, presente a Spello. Presenta un pavimento ricco di decorazioni maiolicate di Deruta del 1566. La cappella, come detto, è interamente decorata ad affresco dall’artista, a partire dalle vele della volta con le sibille Tiburtina, Eritrea, Europea, Samia sedute in trono; alla parete sinistra, l’Annunciazione con autoritratto e firma dell’artista. Alla parete di fondo, Adorazione dei pastori e arrivo dei Magi , alla parete destra , Disputa tra i dottori nel Tempio. Sempre lungo la parete sinistra da notare il pulpito rinascimentale in pietra arenaria di Simone da Campione (1545).
L’altare maggiore coperto dal ciborio (o tribuna) in pietra caciolfa di Rocco di Tommaso da Vicenza (1515). Nei tondi; otto teste in terracotta di Giandomenico da Carrara: Profeti (1562). Ai pilastri che fiancheggiano l’abside due opere del Perugino, a sinistra “Pietà, San Giovanni Evangelista, e la Maddalena”, asportato da sede ignota (opera datata 1521) e a destra “ Madonna con Bambino, Santa Caterina d’Alessandria e San Biagio”, asportato da sede ignota (opera datata 1521)1.
Fonti e note
- 1
Sperandio, B., Chiese romaniche in Umbria. Perugia: Quattroemme. 2001. p.107
Chiesa di Santa Maria Maggiore <Spello>. Chiese Italiane. Conferenza Episcopale Italiana, 23/11/2018, creazione: 6/6/2011 https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=44716 Visitato nel mese di marzo 2026.
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