Le aree verdi che circondano Villa Fidelia costituiscono uno degli elementi più distintivi del complesso, frutto di interventi stratificati tra XVIII e XX secolo che hanno trasformato l’antico impianto romano a terrazzamenti in un articolato sistema di giardini scenografici. L’insieme comprende il giardino vesuviano o barocco, il galoppatoio, il giardino all’italiana e il parco con il boschetto di lecci e cipressi, configurandosi come un paesaggio unitario in cui architettura, natura e memoria storica si intrecciano.
L’accesso principale introduce al giardino vesuviano, disposto su un pendio che sale verso il casino ottocentesco. Questo spazio, concepito per creare una prospettiva ascensionale, è delimitato da doppi filari di cipressi che accompagnano una sequenza di terrazzamenti tondeggianti collegati da scalinate sinuose. Le aiuole sono modellate da siepi di bosso, la cui forma è mutata nel tempo seguendo i gusti dei diversi proprietari: dalle sagome ispirate agli speroni equestri alle note musicali, fino alle figure di conigli introdotte nel Novecento. Al centro della composizione si trova la grande fontana a esedra, sormontata dalla statua di Diana cacciatrice e chiusa superiormente da una quinta architettonica che cela la cisterna, decorata da nicchie e coronata da un orologio. Questo giardino, impostato su un forte asse prospettico, costituisce la soglia monumentale dell’intero complesso.
Accanto al giardino barocco si estende il galoppatoio, realizzato nel XX secolo come spazio ellittico circondato da una doppia corona di lecci. La sua forma regolare e la monumentalità delle alberature lo rendono un elemento di grande impatto scenografico, in dialogo con la linearità del muro di cinta e con la sequenza dei terrazzamenti.
Sul retro della villa si sviluppa il giardino all’italiana, impiantato nel Settecento sulla più alta delle sostruzioni romane. Si tratta di un lungo rettangolo di oltre 150 metri, suddiviso in quattro grandi aiuole bordate da doppi filari di bosso e ulteriormente ripartite in riquadri minori. In origine i parterres interni erano occupati da roseti, mentre oggi il giardino è caratterizzato dalla presenza stagionale di numerosi vasi di agrumi che, in primavera, diffondono un intenso profumo. Il lato a monte è definito da un alto muro a nicchioni con fontane, che funge da quinta architettonica e accentua la profondità prospettica dello spazio. Sopra il muro si apre il parco, delimitato da filari di cipressi e pini marittimi.
Il parco vero e proprio, che si estende oltre il giardino all’italiana, è dominato da un fitto boschetto di lecci e da alberature secolari che creano un ambiente ombreggiato e raccolto. La varietà botanica è notevole: cipressi, magnolie, viburni, pini neri, oleandri, cedri del Libano, tamerici e glicini compongono un insieme ricco e stratificato, in cui emergono esemplari monumentali. Alcune aree, come il “Prato della Magnolia”, sono state recuperate come spazi destinati a spettacoli all’aperto, mantenendo la vocazione della villa a luogo di incontro e rappresentazione.
Nel corso del Novecento, soprattutto con gli interventi dell’ingegnere Decio Costanzi e dell’architetto Cesare Bazzani, il sistema dei giardini è stato ulteriormente ridefinito, integrando nuove strutture come la limonaia, la casa del custode e il muro di cinta lungo la strada. Nonostante le trasformazioni, l’impianto complessivo conserva la logica originaria dei terrazzamenti romani, che conferisce unità e continuità all’intero complesso.
Oggi le aree verdi di Villa Fidelia non sono solo un esempio di giardino storico umbro, ma anche uno spazio vivo, utilizzato per concerti, eventi culturali e mostre all’aperto, in continuità con una tradizione di ospitalità che ha visto, tra gli altri, la presenza della regina Giovanna e del re Boris di Bulgaria durante il loro viaggio di nozze nel 1930.
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Fonti e note
- 1Fonte: Open Data Regione Umbria (https://dati.regione.umbria.it/)